L’Abruzzo invade Roma: in duemila contro Stellantis

Le storie e la rabbia degli operai in cassa integrazione scesi in piazza per protestare
Sveglia alle 4, come per un turno di lavoro. Il sole dorme ancora dietro le nuvole scure. Gli occhi impastati, lo zaino col panino da preparare, le bandiere, il giubbotto più pesante perché piove. Ma per Franco, 9 anni, è una giornata speciale. Ha saltato scuola e catechismo per essere a Roma, in piazza del Popolo, a lottare per il lavoro del suo papà, Giovanni Pollutri, da 20 anni in Stellantis Atessa, la fabbrica dei furgoni. Nella marcia dei 2mila abruzzesi della capitale invasa da migliaia di metalmeccanici da tutta Italia per la manifestazione nazionale automotive di Fim, Fiom e Uilm c'è anche lui, così piccolo eppure già così consapevole.
A casa se ne parla da mesi della crisi. Da giugno lo stabilimento è in cassa integrazione perché, come dice papà, non si producono più tanti furgoni. Transizione ecologica, inflazione e crisi del settore sono parole lontane dal vocabolario di un bambino. Per lui questa crisi significa che non si può più andare a mangiare la pizza una volta ogni tanto, che mamma e papà sono preoccupati, che si parla sempre più spesso di come e su cosa risparmiare. «È stata la prima volta per la mia famiglia di una manifestazione di piazza - dice Giovanni - sono monoreddito e per noi il lavoro è tutto. Sia mia moglie che mio figlio sono voluti venire, non ho chiesto niente, non so, forse a loro sembrava che questa volta fosse più importante essere presenti». A Franco resteranno negli occhi i colori delle bandiere. «Mi ha chiesto che cosa significassero - racconta Giovanni - e gliel'ho spiegato, ma gli ho detto che oggi le appartenenze non contano, siamo tutti uniti".
LO SCIOPERO. «L'aria è diversa - riporta Giancarlo Carlucci, rsa Stellantis - c'è molta più tensione. È uno sciopero che va a difesa del lavoro, non si parla più di diritti, ma proprio di perdere il lavoro. Rispetto a prima il futuro è molto più incerto. La gente è preoccupata, si sente».
Tanta Cassa integrazione nella ex Sevel non si era mai vista. Per uno stabilimento di 44 anni di successi che ha toccato punte di oltre 1.200 furgoni al giorno, farne adesso 400 è un tracollo che fa tremare le gambe di tutti. Un operaio medio di Stellantis Atessa perde oggi dai 300 ai 400 euro con la cassa integrazione. Per i dipendenti del turno notturno del plant, volontari da sempre e unici a fare questo tipo di turnazione in tutta la galassia Stellantis, ci si rimette anche di più visto che di notte ci sono le maggiorazioni al 70 per cento che sono sparite così come il turno C, il più ambito e solo da qualche giorno ripristinato parzialmente.
Nel 2008 ci fu il primo grande inciampo produttivo nella ex Sevel con la perdita di mille posti di lavoro. Chiusero negozi, bar e ristoranti, sedi di uffici bancari e assicurativi, fu un'ecatombe. L'automotive non è solo auto e motori. Da Sulmona, Termoli, Chieti, Vasto, Lanciano, Atessa, Paglieta, dal medio Sangro ai paesi montani, i metalmeccanici sanno che se si perde il lavoro in Stellantis si dissangua l'intero Abruzzo.
«Sono qui per solidarietà con tutti i miei compagni», spiega Francesco Flaminio, rsa in Honda - le moto stanno andando alla grande, ma la crisi del settore auto ci riguarda tutti. Coi soldi di un operaio di auto e furgoni ci si comprano anche le moto, oltre che cibo, abbigliamento, tasse. Chi vive questo dramma non può farcela da solo, ecco perché dobbiamo restare tutti uniti. La solidarietà deve essere il vessillo di una comunità civile».
L'ASSESSORE TUTA BLU. «Come amministratori di Atessa la respiriamo quest'aria di crisi, ce l'abbiamo appiccicata sulla pelle e tutti noi avvertiamo un pericolo incombente: ecco perché era importante essere a Roma da sindaco». Giulio Borrelli, sindaco di Atessa, ha scelto di far indossare la fascia tricolore e di far portare il gonfalone del Comune al suo assessore alle manutenzioni, Giammarco D’Amico, che è anche un metalmeccanico da 40 anni. «È il simbolo di questa lotta che viviamo su due fronti - spiega Borrelli - come cittadini e come amministratori. È venuto con la moglie, si è svegliato all'alba, vive questo mondo da una vita, non poteva che essere lui a portare la fascia. Anche come amministratori - prosegue Borrelli - non abbiamo certezze che questa crisi sia solo congiunturale. Gli stessi imprenditori, di cui percepiamo lo sconcerto al pari dei lavoratori, non sanno a cosa si andrà incontro».
«Il piano industriale di Stellantis - dicono Fim, Fiom e Uilm - deve prevedere missioni produttive in grado di saturare tutti gli stabilimenti, investimenti in ricerca e invertire la tendenza di cassa integrazione favorendo nuove assunzioni. L’Unione europea sia coerente rispetto il percorso di elettrificazione e stanzi tutte le risorse necessarie a sostenere il settore e a rendere la cosiddetta transizione sostenibile. Il Governo deve assumersi le sue responsabilità e svolgere un ruolo decisivo». E' la speranza di tutti, un grido, mai così corale e sentito, di aiuto.
L'INDOTTO. Il rapporto Stellantis indotto è di uno a due. Le fabbriche della componentistica sono le prime a sperimentare i morsi della produzione che crolla. Per le grandi aziende, come Denso, Magneti Marelli, Tiberina, Isringhausen, i cui rappresentanti erano tutti presenti a Roma, e per le piccole e medio imprese, stare al passo di Stellantis significa accelerare e spingere la produzione al massimo quando c'è da farlo, tagliare il più possibile i prezzi per stare ancora tra i clienti fornitori e, spesso, anche mandare gente a casa.
«Già con uno stipendio pieno si faceva fatica - dice Daniela, 48 anni, della Ma srl che produce plance, longheroni e telai per Stellantis e che è una delle aziende più colpite dal calo di commesse - ma con la cassa è un dramma. Si risparmia sul superfluo ma anche sulla spesa, abbigliamento, progetti. Cambiare l'auto è proibitivo».
«Ho una Mercedes da 24 anni - racconta Dino Arrizza, anche lui in Ma - e non posso cambiarla. Se potessi prenderei un'ibrida, ma 40mila euro per un'auto non me li posso permettere. Ho 56 anni - aggiunge - con due figli di 15 e 18 anni e devo rinunciare a tutto. Se stringo i denti per qualche anno arrivo alla pensione, ma che futuro avranno loro?».
LA PIAZZA. Tra i 20mila di piazza del Popolo c'erano sindaci e politici. «Doveva esserci Marsilio con noi - rimarca il segretario nazionale di Rifondazione, Maurizio Acerbo - stiamo andando verso un disastro, ma pare che la Regione dorma sonni profondi». Anche i consiglieri regionali M5S Francesco Taglieri ed Erika Alessandrini strigliano l'Emiciclo: «Stellantis, con sei stabilimenti produttivi e circa 40mila addetti a livello nazionale, è un punto di riferimento che deve essere supportato. È tempo che il presidente Marsilio e il Governo regionale agiscano con decisione per salvaguardare questi posti di lavoro e per sostenere una filiera produttiva vitale per l'economia non solo regionale, ma anche nazionale».

