L’Abruzzo va verso l’arancione I contagiati schizzano a 80mila

Oggi la decisione del governo sul cambio di colore. L’esperto Albani: presto inizierà la discesa
L’Abruzzo galoppa verso la zona arancione. Il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva è salito al 22% e al 32% per l'area medica, a fronte di valori limite rispettivamente del 20 e del 30% per il passaggio di colore.
L'incidenza settimanale dei contagi per centomila abitanti, da oltre un mese superiore alla soglia limite di 150, è a quota 1.988. Colpisce anche il dato su quanti abruzzesi, al momento, hanno il Covid: sono 81.459, più del 6% dei cittadini residenti. Nella mattinata di oggi si riunirà l’Unità di Crisi regionale, in attesa del report settimanale dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute. Nel pomeriggio, poi, il ministro Roberto Speranza scioglierà le riserve e l’Abruzzo saprà se da lunedì 24 gennaio dovrà svegliarsi in zona arancione.
L’arancione e l’incubo zona rossa SULLO SFONDO
A fare la differenza è l’impressionante crescita del dato sui ricoveri: i nuovi ingressi in ospedale sono cresciuti del 19%una settimana e dell'83% in due settimane. Solo le terapie intensive sono aumentate del 67% rispetto a due settimane fa. «Credo che ormai, viste le poche differenze per chi si è vaccinato, il cambio di colore abbia più che altro un effetto psicologico».
Parola di Alberto Albani, primario del Pronto Soccorso di Pescara e referente regionale per le Emergenze-Urgenze. «La crescita dei ricoveri a questo ritmo potrebbe portarci in zona rossa? Non dovrebbe accadere. Dovremo raggiungere la fase di stabilizzazione dei ricoveri la settimana prossima per poi, ci auguriamo, una lenta discesa». Il passaggio in zona rossa avviene se, oltre a registrare un’incidenza settimanale superiore ai 150 casi per 100mila abitanti in una delle tre settimane precedenti alla rilevazione, il tasso di occupazione dei letti in area medica supera il 40% e quello in terapia intensiva il 30%. Condizioni, queste ultime, che devono verificarsi entrambi per il cambio di colore.
L’IMPATTO DI OMICRON E
LA CRESCITA DEI CONTAGI Nelle ultime 24 ore, registrati 6 nuovi morti per Covid: una anziana di 71 anni di Cupello, un 81 enne di Chieti, un 80enne di Casoli, un 83enne di Spoltore e un anziano di 98 anni residente a Teramo. Il numero dei nuovi positivi torna a schizzare a quota 4.004, scovati con 7.382 tamponi molecolari e 24.313 test antigenici. «I numeri molto alti di contagi che stiamo registrando», spiega Albani, «sono legati alla variante Omicron ma molti sono asintomatici: con la nuova variante il periodo di incubazione del virus è molto più corto: già dopo 24-48 ore un soggetto diventa contagioso. Questo ci ricorda che il vaccino, da solo, non basta: servono anche distanziamento e mascherine in questa fase per non essere contagiati». Buone notizie arrivano dai dati settimanali, che continuano a registrare un lieve calo nei numeri. Il totale dei contagi accertati in una settimana è pari a 25.466, il -4% in meno rispetto ai sette giorni precedenti.
LA SITUAZIONE
NEGLI OSPEDALI
«L’aumento dei positivi crea inevitabilmente maggiore pressione sugli ospedali», sottolinea Albani. Attualmente sono ricoverati 418 pazienti in area medica (+7 in un solo giorno), e 40 si trovano in terapia intensiva (+3).
«In prevalenza, i ricoverati di questa fase della pandemia sono no vax. C’è anche una quota di persone che ha ricevuto una o due dosi ma da più di 5 mesi e dunque per loro la capacità di protezione del vaccino si è ridotta. Ci sono anche alcuni pazienti con 3 dosi, ma hanno altre patologie oppure sono molto anziane: la loro risposta immunitaria suscitata dal vaccino è stata scarsa». In questa fase delicata della pandemia, la priorità di chi lavora ogni giorno in prima linea è una: «Evitare le morti indirette: cioè tutti coloro che, come accaduto durante la prima e la seconda ondata, non potevano essere assistiti perché gli ospedali erano stracolmi. Eravamo arrivati anche a 150 pazienti ricoverati in intensiva durante la seconda ondata: oggi sono molti meno e la situazione non è paragonabile perché comunque riusciamo a tenere aperti tutti i servizi essenziali degli ospedali». Durante l’ultima cabina di regia, venerdì scorso, era stato sollevato il problema dei tanti medici e infermieri positivi: «Ma hanno tutti le tre dosi e, per questo, in gran parte sono asintomatici. Stiamo facendo di tutto per garantire i servizi necessari».
La situazione nelle
quattro province
La provincia più colpite nelle ultime 24 ore è quella di Teramo con 1.048 nuovi positivi, segue Chieti con 1.043, poi Pescara (+996) e poi L’Aquila (+775).
Spiccano in negativo i dati del Teramano anche per un altro motivo: è l’unico territorio che presenta ancora un'incidenza settimanale dei contagi per centomila abitanti superiore a duemila: il parametro, in crescita, è a 2.199. Seguono il Chietino, con 1.858, e il Pescarese, con 1.893. Chiude la provincia dell'Aquila con un'incidenza, in aumento, pari a 1.617.
Per quanto riguarda i singoli comuni, Pescara è quello che ha fatto registrare i numeri più alti sia nelle ultime 24 ore (355) che nell’ultima settimana (2.154 contagiati).
Negli ultimi sette giorni, spiccano in negativo anche i dati di Montesilvano (1.177), Lanciano (797) e Vasto (708).

