L’Aca: emergenza siccità? I temporali non bastano

22 Novembre 2020

La presidente Brandelli: «Se piove solo a Pescara non serve. Per ricaricare le falde bisogna che le piogge si riversino nelle aree delle sorgenti, a Popoli e Farindola»

PESCARA. Le reti idriche hanno una vita utile di 40 anni. Quelle di Pescara sono giunte alla naturale usura che il tempo ha prodotto. E oggi lo scotto lo pagano gli utenti che in casa vivono con rubinetti a secco per ore, mentre sulle strade sempre più spesso si vedono copiose perdite. Una giornata come quella di venerdì, di piogge torrenziali che riversano sulle strade veri e propri fiumi in piena, accresce il malumore in chi da mesi si vede l’acqua razionata, anche se non sempre le precipitazioni significano falde acquifere ricaricate. Almeno se le piogge non colpiscono direttamente le zone delle sorgenti, e non solo Pescara città. A fare il punto sulle problematiche che affliggono le reti idriche pescaresi è Giovanna Brandelli, ingegnere chimico e presidente dal 2019 dell’Aca.
Presidente Brandelli, sono mesi che tante famiglie si trovano a gestire una routine con lunghe fasce orarie senza acqua e al tempo stesso per le strade si verificano perdite idriche. Quali sono le cause?
«I fattori sono due. Il primo è legato alle temperature mitigate dello scorso inverno e all'assenza di neve. Senza precipitazioni nevose, le falde non si sono ricaricate. La neve, quantitativamente statica, si infiltra lentamente nel terreno e va effettivamente a ricaricare le acque sotterranee. Le bombe d’acqua, invece, non aiutano, perché i sistemi di drenaggio delle acque di pioggia portano queste ultime per la maggior parte a mare, trattenendole solo parzialmente nelle falde. Le piogge inoltre devono riversarsi nelle aree delle sorgenti, quindi a Farindola o a Popoli. Se piove solo a Pescara, non serve a nulla».
E il secondo fattore?
«Le reti hanno una vita che dura 30, massimo 40 anni. In tutta Italia risalgono agli anni ’50, ’60 o ’70. Questo pertanto rappresenta il momento X per tutti. Il valore delle perdite di acqua registrato dalle tubazioni di tutto il Paese è di circa il 40 per cento e il nostro territorio è allineato su questo dato. Sapendo che esiste questa scadenza, negli anni precedenti bisognava mettere in programma un piano organico delle sostituzioni. Questo, fino al 2019, non è accaduto. Di fronte a una rottura, si è fatto sempre un lavoro di manutenzioni a spot, sostituendo tratti di tubazioni. Procedendo a macchia di leopardo, non è stato mai effettuato un rinnovamento organico della rete. Le condotte, inoltre, sono state usurate anche dalla velocità altissima con cui l’acqua è sempre stata immessa. Oggi dobbiamo bilanciare due interventi: da una parte siamo costretti a ridurre la pressione, e cioè la velocità di passaggio dell’acqua nelle reti, e dall’altro verificare le perdite, per rinnovare le reti stesse».
Quali sono le soluzioni a lungo termine su cui state lavorando?
«Il problema della manutenzione delle reti non ha mai fatto notizia finora. Opere importanti come la realizzazione di depuratori o di altri impianti hanno centralizzato l'attenzione. Specie della politica. Le manutenzioni sono state sempre lasciate in secondo piano e oggi i nodi sono venuti al pettine. Ora è il momento di mettere in atto azioni incisive, facendo un lavoro capillare. Per questo stiamo lavorando su tre linee di intervento. Il primo piano riguarda la ricognizione delle perdite, anche non visibili; il secondo, l’intervento su segnalazione, procedendo secondo una classificazione di priorità. La terza linea inerisce l’elaborazione di un piano organico di sostituzione delle reti, su base decennale».
Di che si tratta?
«Attraverso l'Ersi, Ente regionale del servizio idrico, abbiamo chiesto al ministero competente, un finanziamento da 110 milioni di euro, nei quali sono inseriti 50 milioni per la sostituzione delle reti. Se le cifre ci verranno accordate, allora verrà elaborato un piano annuale sviluppato su 10 anni, su tutta la rete».
A che punto è il piano triennale per le opere pubbliche per Pescara?
«Voglio chiarire un aspetto. L'Aca è mero esecutore del piano triennale. Noi abbiamo il compito di raccogliere il fabbisogno del territorio, attraverso i sindaci. Queste necessità vengono portate sul tavolo dell'Ersi, unico ad avere la facoltà decisionale sugli interventi da mettere in atto. Il piano, a fine mese approderà in assemblea dei sindaci che prenderanno atto del programma. Accelerando i tempi, entro Natale arriveremo a pianificare le opere e a partire con i primi cantieri. Durante quest’anno abbiamo fatto 27 mila interventi, ma siamo sotto organico. Stiamo cercando di fare il miracolo, ma stiamo pagando il conto delle scelte degli anni passati».
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