L’Aca paga i primi 6 milioni di debiti

In partenza i versamenti a dipendenti ed enti previdenziali. Di Baldassarre esce di scena: al suo posto torna il cda
PESCARA. Ventuno sindaci gli hanno chiesto di restare alla guida dell’Aca ma lui, durante l’assemblea dei soci di sabato scorso, ha rifiutato: Vincenzo Di Baldassarre, l’avvocato pescarese di 54 anni che ha portato l’Aca al concordato a fronte di oltre 100 milioni di euro di debiti, ha passato il comando al collegio sindacale. Saranno il presidente del collegio, Roberto Costantini, e i due componenti, Carlo Garofalo e Alberto Cerretani, a guidare l’Aca fino alla nomina della nuova dirigenza – un cda con un presidente e due membri come deciso tre giorni fa da 32 sindaci. Saranno sempre Costantini, Garofalo e Cerretani, entro il 30 settembre prossimo, a pagare i primi creditori privilegiati dell’Aca secondo il piano del concordato: agli enti previdenziali e ai dipendenti non pagati andranno 6 milioni di euro, soldi già pronti nelle casse dell’Aca.
Il pagamento non sarà solo una formalità perché, per l’Aca, si apre un periodo cruciale: al pagamento dei creditori privilegiati si accompagnerà, dal 10 ottobre in poi, la causa di una banca e di 12 imprese che hanno fatto ricorso contro il concordato alla Corte d’Appello dell’Aquila. E in ogni caso sarà una sentenza decisiva: in caso di ratifica del concordato, l’Aca sarebbe il primo ente pubblico in Italia a essere ammesso a una procedura del genere; in caso di bocciatura del concordato, l’Aca tornerebbe indietro di tre anni e sarebbe sommersa dagli stessi debiti del passato. Il nuovo cda, che potrebbe insediarsi tra fine ottobre e inizio novembre, dovrà fare i conti con questo contenzioso. Un giudizio che, secondo Antonio Luciani, sindaco di Francavilla vicino al presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso, avrà una fine scontata: il concordato sarà rigettato, ha detto (e non una sola volta) Luciani, avvocato di professione. Il pensiero di Luciani (e della banca Bnl e delle 12 imprese riunite sotto l’ala dell’Aniem) si poggia su una sentenza già emessa dalla stessa sezione della Corte d’Appello: nel 2015, per il caso del fallimento della Risco, ente pubblico di riscossione tributi di Pianella, i giudici hanno ribaltato la decisione del tribunale di Pescara e stabilito che la Risco non può fallire proprio perché soggetto pubblico. A difendere l’Aca sarà Sergio Della Rocca, lo stesso legale che ha assistito l’Aca durante la prima fase del concordato.
Dopo la prima udienza all’Aquila, poi, ci sarà il cambio al vertice: via Di Baldassarre, tornerà il cda. Tre giorni fa, l’assemblea dei soci, riunita nella sede di Confindustria in via Raiale, ha approvato un documento presentato da 28 sindaci per rinviare l’assemblea e nominare successivamente un cda al posto dell’amministratore unico. Il documento è stato approvato con il voto favorevole di 32 Comuni (38 quote), 22 contrari (24 quote) e due astenuti. È stata un’assemblea affollata: nella sede di Confindustria è spuntato anche D’Alfonso insieme al deputato Pd Gianluca Fusilli e al consigliere regionale Pd Camillo D’Alessandro. Lo stesso D’Alessandro si è detto presente in qualità di «cittadino preoccupato» e ha assicurato che il cda non comporterà aumenti di spesa: «Il cda costerà quanto l’amministratore unico», ha assicurato, «ma ci sarà collegialità nell’assunzione delle decisioni importanti». In apertura dell’assemblea, il commissario giudiziale Guglielmo Lancasteri, oltre ad alcuni sindaci, ha sottolineato la necessità di procedere al rinnovo immediato dell’amministrazione visto che l’Aca si trova in procedura concordataria e che un rinvio avrebbe comportato una possibile paralisi nonché messo a rischio il pagamento dei debiti accumulati durante le precedenti gestioni. I sindaci, però, sono andati avanti e hanno scelto la strada del cda. Ora, l’Aca farà un nuovo bando per raccogliere le candidature: entro una decina di giorni, il bando sarà pubblicato.
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