L’accusa più grave si prescrive nel 2032

26 Novembre 2014

L’accostamento tra il processo di Bussi e quello di Casale Monferrato avanzato dalla stampa nazionale è solo suggestivo. Mentre per il processo Eternit esiste un anno chiaro di “fine reato”, il 1986,...

L’accostamento tra il processo di Bussi e quello di Casale Monferrato avanzato dalla stampa nazionale è solo suggestivo. Mentre per il processo Eternit esiste un anno chiaro di “fine reato”, il 1986, data di chiusura dello stabilimento di Casale, per il disastro doloso di Bussi la “targa” del processo sul capo d’imputazione segna il primo ottobre 2002, data delle prime analisi rivelatrici delle cattive condizioni di salute dei terreni. Ma secondo procura e parti civili che hanno prodotto i documenti in udienza, il grave stato ambientale di Bussi è tuttora in atto. Come a dire che il disastro doloso contestato ai 19 imputati è una sorta di reato a consumazione prolungata che lo rende di fatto imprescrittibile fino a quando ciò che lo ha provocato - l’inquinamento - verrà rimosso, nel caso specifico da una bonifica. Insomma, è come se ogni giorno che trascorre fosse sempre il primo in cui il reato è stato commesso. Era questa anche la tesi della Corte d’appello di Torino sul caso amianto, che la Corte suprema ha invece cassato senza rinvio. I tempi di prescrizione del disastro doloso sono di 15 anni, e dunque per Bussi, che tra un mese andrà a sentenza, ci sono altri tre anni a disposizione per maturare un verdetto di secondo grado e un giudizio di legittimità . Peraltro, a dimostrazione di una netta differenza con il caso Eternit, per Bussi c’è anche l’accusa inerodibile di avvelenamento delle acque, che si prescrive in 30 anni e dunque nel 2032.