L’addio a Franca tra moto e canti

28 Dicembre 2019

A Isola del Gran Sasso i funerali della 48enne escursionista Il ricordo degli amici: «Era una donna innamorata della vita»

ISOLA DEL GRAN SASSO. Il rombo delle moto tra le sue amate montagne a salutarla per l’ultima volta con gli amici di sempre e i familiari: perché Franca Di Donato, la 48enne escursionista di Isola del Gran Sasso travolta da un distacco nevoso sul Corno Grande nel giorno di Natale, amava la vita in tutto quello che dava emozioni. Le vette, la moto, la canoa, gli sci, la bici. «Era instancabile» raccontano nel piazzale davanti ai locali che ospitano la chiesa parrocchiale di Isola del Gran Sasso dopo che lo storico edificio è stato chiuso per le lesioni del terremoto. Ci sono gli amici del Cai, quelli della Protezione civile, della Croce Bianca che l’aveva vista volontaria sempre in prima fila soprattutto nei giorni infiniti dell’emergenza neve e terremoto quando insieme a tanti altri aveva girato ogni frazione per consegnare viveri e medicinali. «Era innamorata della vita» racconta chi l’ha conosciuta. Come la madrina di battesimo che durante la cerimonia funebre affida a un’amica comune frammenti di vita per ricordarla. « Era innamorata della vita, sempre pronta a dare una mano agli altri». Nelle parole dell’omelia celebrata da don Giovanni Mandozzi l’invito «a mantenere vivo il ricordo di chi resta sempre al nostro fianco». In chiesa i familiari ( apparteneva a una numerosa famiglia di imprenditori edili della zona) insieme ai tanti con cui condivideva la passione per la montagna e le moto con le parole del canto “Il Signore delle cime” dedicato proprio alle vittime della montagna. «Franca», racconta un appassionato escursionista, «amava soprattutto andare in solitaria. Amava respirare il profumo della montagna, raggiungere le vette in solitaria. Era una grande esperta, molto preparata». Da qualche tempo, inoltre, si era appassionata anche alla fotografia. Nelle sue escursioni amava scoprire sentieri, cime, paesaggi e natura incontaminata che fotografava e postava sui social, soprattutto sul gruppo di fotografia “ Wild Abruzzo 2” di cui faceva parte. Nel giorno di Natale aveva raggiunto Prati di Tivo con il suo camper e dopo averlo parcheggiato si era incamminata su un sentiero che porta al Corno Grande. I familiari l’aspettavano per il pranzo, ma Franca non è tornata. Il suo telefono cellulare ha squillato a vuoto. Nel primo pomeriggio l’allarme e l’avvio delle ricerche con un elicottero dell’aeronautica arrivato da Roma che ha sorvolato tutta la zona mentre a terra l’hanno cercata gli uomini del Soccorso, i carabinieri e vigili del fuoco. Fino alla prima mattinata del 26, quando il corpo è stato avvistato nel vallone dei Ginepri. Ricorda Luigi Cervella, presidente del Cai Isola di cui la vittima ha fatto parte per anni: «Franca era una esperta di montagna, in questi luoghi era cresciuta e li conosceva profondamente. Era molto preparata e giudiziosa nell’affrontare i sentieri. Preferiva le vie ferrate e preferiva muoversi in solitaria. Sul nostro Gran Sasso era un presenza fissa e spesso capitava di incontrarla. Diceva che per lei la montagna era la vita, l’amava in tutti i suoi aspetti». Dopo il terremoto con il camper si era trasferita a Cologna, frazione di Roseto, ma continuava a salire spesso e volentieri sui suoi monti. In questo periodo era senza occupazione, ma per anni aveva lavorato nell’impresa edile del fratello portando avanti la tradizione di famiglia spesso anche come muratore. «Non si era mai tirata indietro davanti a niente», racconta ancora un amico, « e quando c’era da lavorare lo faceva e basta. Era una donna innamorata della vita e di tutto quello che la vita poteva dare. Amava la montagna, la moto, gli sport più estremi, ma era anche una donna molto dolce, sensibile, sempre pronta ad aiutare gli altri quando serviva. Mancherà a tutti noi, mancherà a tutti quelli che la conoscevano e che si facevano conquistare dal suo perenne entusiasmo».(d.p.)
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