L’affare Ecobonus, il prefetto dà il via ai controlli sulle ditte

Di Vincenzo svela le nuove attività del gruppo antimafia In un anno verificate 146 operazioni su ristoranti e immobili
PESCARA. Il Covid soprattutto, ma anche molto altro. L’impegno della prefettura nell’ultimo anno è stato inevitabilmente influenzato dalla pandemia ma il bilancio di questi dodici mesi, i primi a Pescara del prefetto Giancarlo Di Vincenzo, è composto da tante altre voci e da un impegno a 360 gradi. Un dato su tutti riguarda i controlli per il contenimento della diffusione del Covid, che sono stati 245.748 (con 258 denunce, 1.855 verbali dopo la depenalizazione, 480 ricorsi e 259 verbali pagati). E in conseguenza dell’emergenza sanitaria è stato promosso, con il Gruppo interforze antimafia, un monitoraggio delle compravendite di immobili di importo superiore ai 300mila euro (con 60 verifiche) e delle aperture di nuovi bar e ristoranti, oltre che dei subentri in bar e ristoranti esistenti (86 casi in tutto), per scovare eventuali tentativi di infiltrazione della criminalità. Lo “studio” va avanti, sta interessando gli stabilimenti balneari e riguarderà anche «le imprese che interverranno sull’Ecobonus», in modo da avere informazioni dettagliate su chi lavora in questo territorio, «senza però incidere sull’attività operativa», precisa proprio il prefetto sottolineando che sarà chiesta «la collaborazione dei Comuni», per acquisire informazioni da mettere a disposizione delle forze dell’ordine. Si accende un faro, cioè, anche su questo settore, sempre a scopo preventivo.
Non sono stati tralasciati «i temi sociali ed occupazionali», è stata affrontato il fenomeno della violenza di genere, che coinvolge sempre di più i giovani, è stato «attivato un tavolo delle periferie, da portare avanti», e ovviamente, nonostante la pandemia, sono stati seguiti quelli che sono gli «aspetti operativi», ad esempio per la ricerca di persone scomparse (14). Tra gli impegni attuali e gli obiettivi da cogliere c’è il «lavoro con il ministero per il risanamento e il recupero degli edifici di culto: per questo c’è già una prima stima delle somme necessarie» e si punta sui fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, prosegue il prefetto. Nel bilancio di questi mesi anche «la lotta all’estorsione e all’usura (9 gli accessi al fondo anti-usura) e i controlli sull’immigrazione, che hanno portato alla chiusura di 5 centri di accoglienza su 7», per inadempienze amministrative. L’impegno è quello di riattivare il Consiglio territoriale per l’immigrazione. Un altro tema su cui lavorare, sempre puntando alla prevenzione, è quello degli incendi boschivi (ce ne sono stati 49, con 3.414 ettari andati in fumo): una piaga dolorosissima per alcune zone della provincia.
«Questa è una realtà dinamica e in crescita, un territorio vitale. Si deve lavorare quotidianamente senza enfasi e senza sottovalutazioni. E nonostante sia stato un anno complesso, difficile, c’è stata, di positivo, la grande collaborazione tra le diverse componenti di governo del territorio, con le forze dell’ordine». Non è stato possibile, per cause di forza maggiore, concretizzare iniziative sul fronte culturale, come avrebbe voluto Di Vincenzo. Il prefetto intende «coinvolgere i giovani», nella convinzione che possano essere indirizzati su un modo di vivere e di rapportarsi con gli altri diverso, migliore, perché «la sicurezza si costruisce sulla base della cultura», aldilà dell’attività di contrasto che comunque c’è. Ma grossi problemi sul fronte della sicurezza in questa zona «non ci sono».

