L’ala ortodossa esulta e fa festa

9 Giugno 2017

Movimento diviso, Di Maio punta alle urne. Malumori per il vademecum del voto

ROMA. C'è un Movimento ciarliero e sorridente tra i deputati Cinque Stelle che si affacciano in Transatlantico dopo la «morte» del Fianum: è il Movimento degli ortodossi, della nutrita fronda che, sin dalle prime battute, ha mal digerito il patto a 4 sulla legge elettorale. In fondo è la loro vittoria.
La vittoria del capogruppo alla Camera Roberto Fico e di tutti quei senatori che, se il Fianum fosse passato a Montecitorio, sarebbero stati obbligati al silenzio. La legge, col passare delle ore, aveva logorato il gruppo del M5s, e dalle sue ceneri ora esce un Movimento con degli equilibri mutati: a un Fico sorridente fa infatti da contraltare un Luigi Di Maio taciturno e scurissimo in volto. Era lui, con il beneplacito dei vertici del Movimento, il gran tessitore del dialogo con il Pd per una legge elettorale che portasse rapidamente alle elezioni.
E non è un caso che, ancora a caldo, Di Maio non perda di vista uno degli obiettivi impliciti del Fianum: «la legislatura finisce oggi, ora si vada a votare e basta». Parole che nascondono un timore crescente nel candidato premier in pectore del M5s: che la debacle di ieri allontani le urne.
La «morte» del Fianum, insomma, potrebbe risollevare le sorti degli ortodossi, gettare un’ombra scura sulla leadership di Di Maio e forse dare meno libertà ai vertici sulle ricandidature. La debacle, in fondo, era annunciata da quei sei emendamenti che il M5S ha deciso di presentare in Aula e che lo stesso Fico definisce come «impossibili» da ritirare.