L’alberghiero ricorda le vittime della Shoah

Celebrazioni della Giornata della memoria con il musicista Alexian ambasciatore dei rom all’Onu
PESCARA. «Sono stati 500mila i rom e sinti trucidati nei campi di sterminio, una nazione vera e propria senza Stato né territorio, una popolazione che non è stata mai risarcita». Lo ha detto il musicista Alexian – Santino Spinelli, commendatore della Repubblica italiana, docente universitario, scrittore e rappresentante rom nel Consiglio d’Europa, ambasciatore all’Onu della cultura rom nel mondo, fondatore dell’Orchestra europea della pace, protagonista della celebrazione della Giornata della memoria promossa dall’istituto alberghiero De Cecco con la dirigente scolastica Alessandra Di Pietro e con Pierangelo Trippitelli, nuovo direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Pescara-Chieti.
Presenti nell’Officina del gusto gli studenti e, tra gli ospiti, Daniela Puglisi e Tiziana Venditti per l’Ufficio scolastico provinciale, don Antonio De Grandis presidente del Tribunale ecclesiastico Abruzzo e Molise, Teresa Ascione garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del Comune di Pescara, Gabriella Lentilucci per l’Associazione nazionale polizia penitenziaria e Mimmo Valente per l’associazione Italia nostra.
«La Shoah ci impone una presa di coscienza», ha sottolineato il direttore Trippitelli, «perché parliamo di fatti realmente accaduti, ma è giusto ricordare non solo il male, ma anche il bene legato a tutte quelle persone che si sono adoperate in quei momenti tragici per salvare quante più vite umane possibili». «Per la Giornata della memoria abbiamo voluto promuovere un evento unico», ha detto la dirigente Di Pietro, «ovvero raccontare la memoria attraverso la musica, attraverso un incontro-concerto con la musica romanì che esprime l’identità di un popolo, la sua arte, la sua cultura, la sua perizia tecnica, e poi ci racconta quella vitalità, quella forza e gioia esplosivi che non sono venuti meno neanche nei momenti più tristi e drammatici. Il valore della memoria è tanto più importante quanto più ci aiuta a preservare il futuro».
«Prima o poi», ha aggiunto Di Pietro, «le testimonianze dirette si perderanno perché verranno meno quei protagonisti che quel frammento di storia lo hanno purtroppo vissuto sulla propria pelle, e allora diventa essenziale guardare alla storia, ovvero all’indagine storica lucida e precisa e scovare le ragioni politiche, economiche, sociali che hanno creato le condizioni per i genocidi».

