L’amico di Massimo: «Non si usi la disabilità per giustificare il gesto»

L’attivista Prosperococco: «Era impegnato e voleva vivere Violenze come questa non devono mai più accadere»
L’AQUILA. «Era una persona impegnata, vivace, solare. Massimo aveva ancora voglia di vivere». Massimo Prosperococco, membro del Senato Accademico dell’Università dell’Aquila, da sempre in prima linea per difendere i diritti delle persone con disabilità, ricorda così il figlio di Carlo Vicentini, ucciso giovedì scorso dal padre, insieme alla madre e alla sorella, a colpi di pistola. «Un atto inspiegabile», secondo Prosperococco. «Una tragedia, che si è consumata con disperazione e violenza, ma che», avverte, «non deve essere giustificata dalla presenza di un disabile in famiglia».
Prosperococco conosceva Massimo Vicentini da oltre 15 anni. «Lo incontravo nel parcheggio per disabili, insieme al padre, quando andava all’università», racconta. «Ci siamo sentiti più volte, lui è stato socio della unione italiana per la lotta alla distrofia muscolare, aveva una patologia sorella della mia. Era affetto però da una forma piuttosto grave, che portava avanti con dignità e coraggio. Questa patologia provoca infatti gravi conseguenze, anche in età piuttosto giovane. Massimo aveva avuto le migliori cure e si vedeva. Poiché parlava pochissimo, a causa di una voce molto flebile, ci siamo sentiti diverse volte su Messenger», continua, «l’ultima volta che ci siamo incontrati è stata in occasione di un’escursione con le joëlette (speciali carrozzella da fuori-strada, ndr), nel Parco nazionale del Gran Sasso. Lui venne con la sua potentissima sedia elettrica a curiosare».
Un ragazzo pieno di interessi, che non si è mai arreso, secondo l’amico. «Faceva attività sportiva, hockey a rotelle», dice Prosperococco. «Era impegnato su più fronti, vivace, solare, attento alla politica nazionale, con cui era anche un po’ arrabbiato. Faceva lunghe passeggiate, verso la Madonna D’Appari, era conosciuto e amato nel suo territorio. Ultimamente era sempre insieme al suo cane Ken. Andava ogni anno al mare a Tortoreto, dove usava spessissimo la pista ciclabile con la sua sedia. Lì aveva conosciuto anche altre persone con disabilità come la sua».
Proprio in ricordo di Massimo, Prosperococco vuole lanciare un appello: «Sembra quasi un’opera caritatevole aver ucciso una persona con disabilità. In Italia dal 2011 a oggi le vittime con disabilità assassinate sono 53. Il “figlicidio” di un disabile è un modello di violenza che inizia con l’omicidio, e continua con il modo in cui questi omicidi vengono denunciati, discussi, giustificati, scusati e quindi anche replicati. È quello che sta accadendo con la narrazione di quello che è accaduto a Tempera. La tragedia consumata con violenza, che ci ha toccati da vicino, dovrebbe invece insegnarci a fare tutto il possibile perché questi fatti non accadano mai più. La certezza del dopo di noi, potrebbe rendere accettabile per molti genitori il futuro per il loro figli disabili».
Molti i messaggi di cordoglio che si sono susseguiti in questi giorni anche per la madre di Massimo, Carla Pasqua e per la sorella Alessandra. «Non ci sono parole per descrivere un dolore così immenso. Una tragedia che ha colpito il nostro club come tutta la collettività», scrivono le rappresentanti dell’Inner Whell dell’Aquila, di cui la 69enne era socia. «Carla e tutta la sua famiglia resteranno per sempre nei nostri cuori. Impossibile comprendere, possiamo solo pregare per loro, per i familiari e gli amici che restano a piangerle». Parole di cordoglio anche da parte del direttore generale della Asl di Teramo, Maurizio Di Giosia, per Alessandra, dietista del Mazzini: «È difficile comprendere, accettare quanto accaduto. Siamo rimasti attoniti, sconcertati per la grave tragedia. Non posso non ricordare Carlo Vicentini come un grande professionista. Un pensiero particolare va ad Alessandra, che da novembre scorso era nostra dipendente come dietista nel reparto di Oncologia, dove si è fatta molto apprezzare per le doti professionali e umane».
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