L’anziano ammazzato con una scarica di pugni

15 Settembre 2015

Autopsia di 5 ore: l’ex maresciallo picchiato brutalmente e accoltellato Ma il tossicodipendente arrestato nega tutto: sono innocente

PESCARA. È stato picchiato brutalmente, in particolare sulla testa e al torace, è stato colpito più volte, ma non mortalmente, con un coltello e abbandonato a terra in una delle stanze da letto della sua abitazione. È spirato così Gabriele Giammarino, ottant’anni, ex maresciallo dell’Aeronautica militare in pensione, assassinato domenica al primo piano di una palazzina via Bernardo Castiglione di Penne, dove viveva solo.

Ha provato a difendersi e, nel tentativo di schivare l’assassino che infieriva su di lui, ha riportato un taglio profondo sul dorso della mano. Non è servito a molto perché durante la colluttazione è crollato sul pavimento e si è visto rovesciare addosso un letto. L’assassino non si è accontentato e ha dato fuoco al materasso, utilizzando dell’alcol per cancellare le tracce del suo passaggio in quell'alloggio, e le fiamme hanno raggiunto i piedi e la parte inferiore del corpo di Giammarino che poco dopo è stato trovato morto.

Una ricostruzione precisa di quanto accaduto e delle cause della morte dell’anziano è arrivata ieri dall’autopsia, disposta dal pm Mirvana Di Serio ed eseguita da Cristian D’Ovidio, andata avanti dalle 14 alle 19 circa.

Resta però una serie di dubbi su come sia entrato l’assassino in quella casa, considerato che l’ex maresciallo era molto diffidente, ma non sono stati trovati segni di effrazione e non è da escludere che i due si conoscessero.

Per i carabinieri non ci sono dubbi sul fatto che l’assassino sia Mirko Giancaterino, un 36enne tossicodipendente di Penne, addestratore e allevatore di cani, rintracciato nel giro di poco dai militari dell'Arma e arrestato per omicidio volontario. Che al suo avvocato ha però detto: «Sono innocente». Si era nascosto nella boscaglia, a poca distanza da casa sua, in una vallata alla periferia di Penne. Nella rimessa agricola vicino all’abitazione i carabinieri hanno sequestrato un coltello, forse l'arma del delitto, anche se non pare contenere tracce di alcun genere. Anzi, è stato notato perché troppo pulito rispetto a tutto il resto.

In casa del 36enne i carabinieri hanno sequestrato un berretto, un paio di occhiali, delle scarpe da tennis e un maglione sui quali c’erano, invece, delle tracce, ancora da esaminare. Ora si punta a capire se l’indagato li indossasse anche domenica, quando è stato ripreso dalle telecamere della tabaccheria che si trova a poca distanza da casa di Giammarino, ma c’è il timore che sia disfatto di parte dei suoi vestiti.

Il tossicodipendente è stato identificato e incastrato proprio grazie a questa telecamera e alla testimonianza di una donna che vive nel palazzo di Giammarino e dice di aver visto Giancaterino fuggire via. Lo studio di quei filmati non è ancora terminato, da parte dei carabinieri, che hanno chiesto di visionare anche le immagini dei giorni precedenti al delitto, per capire se l’indagato sia già stato lì, solo o in compagnia.

Il 36enne è stato immortalato dalla telecamera sia quando è arrivato, alle 6.42 di domenica, con un borsello a tracolla, il cappello in testa e gli occhiali da sole, sia quando è andato via, alle 7.18. In quei 37 minuti sarebbe entrato in casa di Giammarino per mettere a segno un furto, sostengono i carabinieri, avrebbe avuto una colluttazione con lui e lo avrebbe ucciso per poi appiccare l'incendio, bloccato sul nascere. I vicini hanno sentito dei rumori, come un trascinamento, e qualcuno si è anche lamentato. È stato allora che la tv è stata accesa a tutto volume, nella casa del delitto.

Il fumo provocato dalla combustione del materasso è stato notato dai vicini, che hanno fatto intervenire vigili del fuoco, 118 e carabinieri, coordinati dal capitano Alessandro Albano. Sono stati i pompieri a raggiungere Giancaterino e a tirarlo fuori dalla stanza invasa dal fumo, ma per lui non c'era più niente da fare. Sono emersi subito i segni lasciati dal coltello ed erano altrettanto evidenti le ecchimosi sul volto e sul torace, conseguenza delle violente botte inferte all’ottantenne, che ha perso sangue da un orecchio. A quel punto sono scattate le indagini, coordinate dal Nucleo investigativo dei carabinieri del maggiore Massimiliano Di Pietro, e sul posto sono arrivati gli uomini del Reparto operativo,guidati dal tenente colonnello Giovanni Di Niso, che si sono occupati anche dei rilievi, proseguiti ieri con il personale del Ris di Roma.

Con la testimonianza della donna e le immagini delle telecamere gli investigatori sono risaliti subito a Giammarino, trattandosi di una persona già conosciuta per i suoi precedenti. Arrivando a casa lo hanno scovato tra gli alberi, mentre cercava di nascondersi, e hanno eseguito la perquisizione che ha portato al sequestro del materiale sospetto. È stato anche trovato il borsello che il 36enne aveva con sé la mattina: era nascosto sotto a un mobile, vuoto. Resta un mistero se la vittima sia stata derubata, considerato che nel mobiletto usato come ripostiglio non c’erano soldi e un quadro di valore non è stato toccato. Essendo ferito, forse a seguito della colluttazione, il 36enne è stato condotto in ospedale, per il Dna e gli esami tossicologici, che serviranno ad appurare se l'altra mattina l'uomo abbia assunto sostanze stupefacenti, come si ipotizza, considerato che era agitato.

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