«L’appalto Asl era regolare»: cinque assolti

Turbativa d’asta e assistenza domiciliare: “il fatto non sussiste” per i rappresentanti della coop Sgs
PESCARA. Finisce con un’assoluzione piena, “perché il fatto non sussiste” il processo a carico dei legali rappresentanti del raggruppamento temporaneo d’impresa, Consorzio cooperative sociali SGS/Consorzio Solidarietà Con.sol, accusati di turbativa d’asta per una gara che il Consorzio si aggiudicò con la Asl di Pescara nel 2015.
Sotto processo erano finiti Maria Luigia Di Blasio, Teodora Di Santo, Paola Palucci, Tristano Cervella e Arnaldina Di Ilio, in quanto avrebbero turbato la regolarità della gara di appalto per il servizio di assistenza domiciliare che aveva quale capofila la Asl pescarese.
Gli imputati, stando alle contestazioni, avrebbero «falsamente indicato, nelle domande di partecipazione alla gara, l’utilizzo di apparecchiature tecnico-sanitarie, entrate in commercio negli anni 2014/2015, datazioni non veritiere perché più recenti rispetto a quelle reali».
Ma il processo ha finito per dimostrare la regolarità del procedimento, nato da una denuncia della società Samilad che faceva parte del Consorzio Parsifal che si classificò al quarto posto nella graduatoria di gara. «Tale falsità», scrive in sentenza la giudice Anna Fortieri, «non ha inciso, nemmeno in potenza, sul corretto svolgimento della gara pubblica, non determinando quel pericolo di turbamento che la norma incriminatrice richiede». Il fatto è che questa gara venne posta come uno dei punti chiave nel procedimento che poi (nel 2020) fece esplodere il caso dell’appalto pilotato da 11 milioni di euro per la gestione delle residenze psichiatriche extra ospedaliere, che fece finire in carcere lo psichiatra e dirigente Asl, Sabatino Trotta, l’allora presidente della Coop La Rondine, Domenico Mattucci e la coordinatrice della stessa Coop, Luigia Dolce. Nel procedimento che coinvolgeva anche l’attuale direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi, si sosteneva che quest’ultimo non avrebbe dovuto firmare l’aggiudicazione della gara a La Rondine, proprio perché i vertici del Consorzio erano sotto inchiesta per turbativa d’asta: gara risultata oggi regolare sulla scorta di quanto emerso in dibattimento. Ma quel procedimento su Trotta e gli altri, dopo il suicidio in carcere del dirigente del dipartimento di salute mentale, si concluse soltanto in parte: Mattucci e Dolce patteggiarono la pena (2 anni a testa) e in quel fascicolo rimase soltanto Ciamponi, accusato di corruzione (difeso dagli avvocati Tommaso Marchese e Gianfranco Iadecola), per aver sottoscritto il contratto con la Coop, cedendo alle pressioni di Trotta che avrebbe ricevuto soldi e regali dai vertici della Rondine per far camminare speditamente quel bando di gara. Poi arrivò la richiesta di processo per Ciamponi e per la Coop La Rondine di Lanciano (assistita da Sergio Della Rocca), accusata di presunto illecito amministrativo disciplinato dal decreto legislativo 231, in relazione al reato di corruzione commesso da Mattucci e Dolce. E quest’ultimo processo è arrivato ora alla sua prima udienza che si terrà il prossimo 9 marzo.

