L’appello a 700 ragazzi: «Ribellatevi alla mafia»

24 Maggio 2022

Con il prete coraggio, l’imprenditore che non ha ceduto e il superpoliziotto Savina dal Circus parte la contestazione alla malavita: «Insieme batteremo i criminali»

PESCARA. «Ragazzi, la mafia fa schifo». E poi: «E sapete chi è il mafioso? Nu sfaticate che vuole vivere alla grande, un vigliacco». È un linguaggio nuovo, diretto, potente, quello usato dal prete coraggio di Caivano, padre Maurizio Patriciello, dai magistrati, dai rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine per parlare ai 700 studenti delle scuole primarie e superiori che ieri mattina hanno affollato il teatro Circus per partecipare alla cerimonia del Premio Paolo Borsellino, presieduto dal superpoliziotto Luigi Savina, autore dell’arresto di Giovanni Brusca. L'evento #Capaci di abbracciarci (trasmesso da Rete 8 e RaiUno) organizzato in contemporanea anche a Teramo, in collaborazione con l’Associazione nazionale magistrati, ha celebrato il trentennale delle stragi di Capaci e via D’Amelio del 23 maggio e del 19 luglio 1992, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, gli uomini e una donna della scorta. Insieme ai ragazzi di Pescara (comprensivi 1-2-4-6-7-8-10) Montesilvano (liceo D’Ascanio), Pineto (media Giovanni XXIII) e Ortona (Iis Acciaiuoli-Einaudi), accompagnati da presidi e docenti, presenti il prefetto Giancarlo Di Vincenzo, il questore Luigi Liguori, il sindaco Carlo Masci e l’assessore alla Cultura Maria Rita Carota, il presidente del tribunale Angelo Bozza, i comandanti provinciali dei carabinieri, Riccardo Barbera, e della guardia di finanza, Antonio Caputo, il sostituto procuratore dell’Aquila, Roberta D’Avolio (presidente Anm Abruzzo), il procuratore aggiunto di Ancona Valentina D’Agostino; il presidente della Corte d’Appello dell’Aquila, Fabrizia Francabandera, il sostituto procuratore della Corte di Cassazione, Piergiorgio Morosini, Roberto Sparagna, sostituto procuratore della direzione nazionale Antimafia, Maria Concetta Falivene, garante regionale per l’adolescenza.
Hanno infiammato i cuori, i racconti dell’imprenditore napoletano Luigi Leonardi, 48 anni, e di don Patriciello: entrambi vivono sotto scorta da anni. L’inno di Mameli cantato dai ragazzi della media Tinozzi, diretti da Giusy Tatone, ha aperto la giornata commemorativa che ha fornito ai giovani in sala aneddoti, spunti di riflessione e nuove riletture sulla tragica pagina di storia che ha cambiato l’Italia. La cerimonia, presentata da Graziano Fabrizi, è stata coordinata dall’associazione Falcone e Borsellino. Francesca Martinelli si è esibita sul palco con il brano di Giorgio Faletti, “Signor tenente”. Il comandante Barbera: «Appartengo alla generazione che si è arruolata dopo le stragi. La mafia fa schifo, è una montagna di merda, per dirla alla Peppino Impastato. Uomini d’onore? No, trafficanti di droga e criminali». Don Patriciello ai ragazzi: «Scegliete da che parte stare. I mafiosi sono vigliacchi e sfaticati che vogliono solo fare la bella vita. La mafia è cambiata, un tempo il ricchissimo Provenzano faceva il pecoraio e viveva sotto terra, oggi i mafiosi sono plurilaureati, parlano più lingue e viaggiano. Trenta anni fa la mafia uccise perché aveva capito che quei magistrati erano troppo intelligenti». Leonardi: «Sono venuti a prelevarmi in azienda e mi hanno puntato una pistola alla tempia: 30mila euro per essere libero. Non mi sono sottomesso, ho denunciato e fatto arrestare 174 camorristi». E poi: «Ricordo quando vidi giovani in fila con 5 euro in mano per comprare la dose, in un solo giorno la mafia incassò un milione di euro». Il prefetto Di Vincenzo: «Ricordiamo questi insegnamenti: nessuno sia lasciato solo» come lo furono Falcone e Borsellino, «la criminalità si combatte anche con Pnrr e Zes e lo Stato vince sempre». Caputi, Fiamme Gialle: «Segui il denaro e troverai la mafia, diceva Falcone. Questo è il nostro metodo investigativo che si sta focalizzando anche sulle criptovalute». Francabandera: «Prima del 1992 la mafia sembrava invincibile, Falcone la studiava, era avanti a noi ma all’epoca non lo capimmo». «La mafia ci fa paura, non è ancora sconfitta ma il sacrificio dei magistrati non è stato inutile», è il pensiero degli studenti dell'Acciaiuoli, Mattia Di Giuseppe, Giorgia Pascus e Cristina D’Errico.