L’appello dei commercianti: «Abbellire Pescara per Natale»

Le richieste per rendere appetibile la città: luminarie e campagne di promozione dei prodotti locali Italo Lupo: difendiamoci con la qualità. Federmoda: sbagliato chiudere abbigliamento e calzature
PESCARA. Accendere la città fin da ora per rendere appetibile lo shopping non appena verranno ridotte le limitazioni anti Covid e soprattutto promuovere in ogni modo possibile l'acquisto nei negozi di vicinato, stimolando il senso di responsabilità dei consumatori, incentivandoli alle compere locali. È la ricetta per salvare il Natale e l'economia del territorio che arriva dalle associazioni.
Secondo Confesercenti, «il settore moda è quello che più di tutti ha subìto un decremento importante già dal primo lockdown: i negozi di abbigliamento e calzature, che fanno approvvigionamento almeno sei mesi prima, si sono trovati con tanto prodotto primaverile e ora autunno - inverno rimasto invenduto e con i magazzini fermi, con un impegno di notevoli risorse a fronte di incassi ridotti al minimo. Questo provoca un significativo indebolimento di tutto il comparto anche a causa dell'aumento da parte degli utenti dell'acquisto online sulle grandi piattaforme».
L'appello diretto agli acquirenti che arriva da Confesercenti è quello ad attendere le riaperture per dedicarsi agli acquisti natalizi per rafforzare l'economia locale, mentre all'amministrazione comunale a «preparare la città al Natale, accendendo già le luminarie, così da abbellirla e farla rivivere. Oggi non possiamo più sbagliare».
La seconda proposta, indirizzata alle istituzioni, riguarda una vera e propria campagna di promozione all'acquisto locale, anche utilizzando le piattaforme online del territorio.
Nelle ultime settimane, sono due i portali di e-commerce a stampo tutto locale attivati: Pescara Shopping & Life a cura del Comune e Sottocasamia, predisposto da Confesercenti. Entrambe vetrine virtuali dei negozi della città. «Dobbiamo convivere con questo virus», spiega l’associazione, «almeno fino a che non verrà trovato un vaccino e potrebbero esserci ancora nuovi lockdown. Chiediamo pertanto una programmazione per tutto il 2021, con un'azione di rivitalizzazione dei centri urbani e di pianificazione per tutti i settori, capace di attutire eventuali nuove chiusure, e consentire alle imprese di riorganizzare il lavoro, nelle fasi di ripresa».
Un invito al compra locale condiviso anche da Italo Lupo, storico orafo, presidente regionale della Cna fino al 2017. «Il mio appello è quello di comprare esclusivamente prodotti italiani nei piccoli negozi. A Pescara ci sono tante realtà che soffrono. Dobbiamo aiutare loro, invece di acquistare sulle grandi piattaforme online. I problemi del settore sono tanti e arrivano da lontano, fin dalla crisi economica del 2008. Oggi il prezzo del metallo e dell'oro sono aumentati notevolmente e le botteghe artigianali sono state rovinate dai grandi distributori. L'unica difesa è di portare qualità ed esclusività dei prodotti». Sta dunque anche al senso di attaccamento al proprio territorio delle persone il sostegno all'economia locale. «La situazione che stiamo vivendo è molto anomala», prosegue il maestro orafo, «con tante attività costrette alla chiusura e altre che possono restare aperte. Ma le vie del centro sono deserte. È necessario che anche le piccole botteghe trovino sistemi per adattarsi, stimolando ad esempio la vendita online, creando dei propri siti di e-commerce. Tutto ciò può aiutare, ma non è sufficiente e l'auspicio è che si dia alle aziende presto la possibilità di riaprire e di ricominciare, mantenendo alti i controlli, perché bisogna evitare che riaccadano le situazioni che abbiamo visto qualche settimana fa, con assembramenti incontrollati». Parla di vera e propria penalizzazione per il settore moda, non nascondendo l'amarezza di tutto il comparto, Enzo D'Ottaviantonio, presidente di Federmoda/Confcommercio Pescara. «L'abbigliamento, le calzature e il settore gioielli sono gli unici penalizzati dalla scelta del governatore Marco Marsilio. Sono davvero poche le attività commerciali costrette alla chiusura e credo che sia contraddittorio. È stato limitato il lavoro solo di pochissimi esercizi che peraltro avevano già subìto decrementi di fatturati dell'80-90 per cento con le restrizioni alla vita sociale connesse alla zona gialla».

