L’appello del prete coraggio: a Rancitelli la sede della Regione

1 Giugno 2024

Lettera di don Max ai politici in vista delle elezioni: «Basta periferie-ghetto, c’è bisogno di servizi» E il parroco denuncia: «Spaccio alla luce del sole, feste in strada per le scarcerazioni e degrado»

PESCARA. «Abbiate il coraggio di cestinare lo stereotipo delle periferie-ghetto; siate esempio, per l’Italia tutta, di chi ha voluto realizzare il progetto di rendere l’intero territorio cittadino accogliente per le classi disagiate che, con il tempo, saranno integrate nel tessuto sociale». Don Massimiliano De Luca è un prete coraggio: la sua parrocchia dei Santi Angeli Custodi è circondata dalle case degli spacciatori di Rancitelli, ma lui continua a denunciare i nodi irrisolti di un quartiere a rischio. L’ultima presa di posizione di don Max, così lo conoscono tutti a Rancitelli e anche a Fontanelle, altro quartiere di frontiera in cui ha guidato una parrocchia, è una lettera-appello indirizzata alla politica. A una settimana delle elezioni comunali dell’8 e 9 giugno, don Massimiliano torna a denunciare «il turpe commercio di droga alla luce del sole in cui gli acquirenti sanno dove, come e cosa procurarsi senza troppi disturbi», «la sopravvivenza pluridecennale di opere incompiute come gli ex palazzi Clerico divenuti ricettacolo di disperati che offrono un indegno spettacolo di inumana quotidianità agli inquilini delle case adiacenti», «festeggiamenti su vie pubbliche, comprensivi di blocchi stradali fai-da-te, per compleanni, scarcerazioni e anche cortei funebri, senza interventi di forze dell’ordine». «Perché noi abitanti della presunta periferia», si chiede don Max, «dobbiamo assistere inermi a queste scene?».
Una periferia strana, riflette don Max: vicina al centro di Pescara ma lontana. «È una periferia culturale e tale è stata condannata a rimanere». Con un linguaggio crudo, il parroco rivolge «un invito» al prossimo sindaco di Pescara e chiede niente più case popolari ma uffici pubblici, locali e negozi: «Si ascoltino le voci degli abitanti di Rancitelli», osserva don Max, «abbiamo applaudito all’abbattimento del Ferro di cavallo che, per troppi anni, è stato il covo della malavita organizzata, ma nessuno di noi è favorevole a una sua ricostruzione con due palazzine di 56 alloggi». L’Ater ha già avviato due gare d’appalto da 6 milioni di euro per ricostruire gli stabili da 28 appartamenti l’uno. Servono altri due milioni, che per adesso però non ci sono, per pagare i lavori della piazza tra i due edifici e dei locali al piano terra che dovrebbero ospitare uffici e negozi. Secondo don Max, quei 56 alloggi, insieme alle palazzine di via Tronto con il cantiere ancora bloccato per un contenzioso tra impresa e Comune, «vanno a colmare nel medesimo territorio il vuoto di case che nel frattempo si è creato: ma dove sta scritto», dice il prete, «che questo vuoto deve essere colmato sempre a Rancitelli? Non siamo più disposti a prestarci alla logica perversa che vuole fare del nostro territorio la discarica sociale dell’attuale Pescara e della futura Nuova Pescara. Ben venga che il Ferro di cavallo sia stato demolito ma, ora, si realizzi una piazza degna di questo nome dal momento che, nel nostro territorio, non ve ne sono tranne che si voglia spacciare come tale il parcheggio antistante la chiesa dei Santi Angeli Custodi. Si ponga fine all’edificazione di residenze per le classi disagiate a Rancitelli, Zanni, San Donato e Fontanelle: c’è tutto il resto della città in cui intervenire, per garantire integrazione senza più ghettizzare».
Don Max invoca un segno concreto della presenza delle istituzioni: «Si realizzino strutture che accolgano servizi per tutta la cittadinanza e l’area metropolitana: sede e uffici Ater, biblioteca provinciale, comando della polizia municipale. Voglio sognare: la sede della Regione Abruzzo. Tutto per riportare abitabilità nel nostro territorio che si va sempre più spopolando». Don Max inventa una parola apposta: «La parola d’ordine per la nuova amministrazione comunale è “abitabilitare” Rancitelli».
Il parroco predica la parabola delle case decenti: «Vogliamo ricordare alla nuova amministrazione comunale, che ha il dovere morale di garantire a tutti cittadini, anche quelli in difficoltà economica, ambienti che agevolino la vita umana, e, allo stesso tempo, di proibire costruzioni inumane dove nessuno della élite politica sognerà mai, se non in un incubo terrificante, di andare ad abitare: vere prigioni architettoniche e se, magari, vi ha abitato, se ne è prontamente scappato trovando cavie da chiudervi dentro, dimentico del proprio passato».
E poi il paragone con Scampia: «Perché a Napoli le Vele di Scampia possono essere abbattute riqualificando il territorio con un investimento finanziato dal Comune di Napoli pari a 27 milioni di euro, compreso nel progetto Restart Scampia e, al suo interno essere ospitati gli uffici della Città metropolitana e la facoltà di Medicina e chirurgia dell’università Federico II, mentre a Rancitelli si abbatte per riedificare tale e quale? Ad oggi», dice don Max, «nei progetti per la ricostruzione delle palazzine al posto del Ferro di cavallo non sono previsti locali adibiti ad uffici, tantomeno finanziati».