L’appello di Fusilli: ascolterò i residenti, sì allo scambio di idee

26 Maggio 2024

Il candidato renziano: «Pescara ha perso spinta e vivacità, serve un progetto chiaro per ripartire con la città nuova» 

PESCARA. La Pescara del presente, dice Gianluca Fusilli, 54 anni, candidato sindaco renziano con Stati Uniti d’Europa, «non è più una città vivace». E senza un cambio di rotta, osserva l’ex parlamentare, «non oso immaginare cosa sarà la città nuova. Ci vuole un progetto chiaro e semplice». Se fosse eletto sindaco, la «priorità» di Fusilli per i prossimi tre anni sarebbe preparare il terreno per la fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore che dovrebbe concretizzarsi dal 2027: «Abbiamo la possibilità», dice Fusilli, «di sfruttare con la città nuova una grandissima occasione di migliorare la qualità della vita». Fusilli, dopo la benedizione di Matteo Renzi, in tour elettorale lunedì scorso a Pescara, ne è certo: «Saremo noi la vera sorpresa delle elezioni».
Perché i pescaresi dovrebbero votare per lei?
«Perché rappresentiamo un’alternativa chiara all’attuale amministrazione. E diciamo grazie al passato, ma anche sì al futuro. Pescara è la città che amiamo, che deve tornare a coltivare la sua vocazione di città moderna, dinamica, vivace, qualche volta anche sfrontata. Perché questo accada ci vuole un progetto chiaro e semplice e il nostro lo stiamo spiegando ai nostri concittadini. Credo che capiranno la differenza, e che saremo la sorpresa delle urne con Stati Uniti d’Europa».
Mancano pochi giorni alle elezioni, quale messaggio vuole mandare ai cittadini?
«Ci piacerebbe convincere tanti che sono sfiduciati dalle istituzioni, che questo è un appuntamento elettorale decisivo. Abbiamo la possibilità di sfruttare con la città nuova una grandissima occasione di migliorare qualità della vita e opportunità di realizzazione dei desideri di quelli che già vivono a Pescara e degli altri che speriamo scelgano di venirci nel prossimo futuro. Perché questo accada è determinante che siano in tanti a partecipare con il voto».
Pescara cinque anni fa e Pescara oggi, è meglio o peggio?
«Purtroppo, senza infierire, Pescara ha perso la spinta che aveva di città vivace e moderna. È senza manutenzione se non a casaccio per raccogliere preferenze, sporca come non l’ho mai vista in cinquanta anni, buia, con ogni settore identitario in crisi. Con le infrastrutture decisive come porto, aeroporto, asse attrezzato, autostrada, ancora a metà. E con una sanità assolutamente insufficiente sui bisogno reali dei pescaresi di oggi. Non oso immaginare, se si continua così, cosa sarà la città nuova».
Qual è la cosa peggiore che ha fatto Masci durante i suoi 5 anni in Comune?
«A Carlo Masci chiederei di tornare a coltivare l’abitudine al confronto reale con la città ad ogni livello, perché la città è un’entità in continuo movimento e non ci sono optimati che, nel chiuso del loro recinto di frequentazioni, possono pensare di avere sempre la soluzione migliore. Una istituzione si qualifica non solo per la sostanza dei provvedimenti, ma anche per la forma. Quanto agli errori ne ha fatti tanti, come ognuno di noi: viale Marconi è evidente, il palazzo della Regione nell’area di risulta è in itinere. Confidiamo che su questo i cittadini gli manderanno un messaggio chiaro».
Se lei potesse tornare indietro c’è una cosa, una, che non farebbe?
«Tante. Solo chi non fa non sbaglia. Se me ne chiede una, le dico essere stato anche io tifoso del bipolarismo ideologico. È un danno per le città perché non aiuta a risolvere i problemi dei cittadini. Solo il confronto tra le idee, anche diverse, aiuta a crescere una città».
Un sondaggio del Pd indica una situazione di incertezza con possibile ballottaggio: secondo lei, come andrà a finire?
«I sondaggi, come abbiamo avuto modo di verificare alle ultime regionali, spesso aiutano a tranquillizzare l’animo chi li paga. E peraltro questo del Pd esprime un dato inconfutabile: la storiella del voto utile non esiste. Credo comunque che il ballottaggio sia un bene per tutti. Impone il confronto delle idee e diminuisce la presunzione di chi pensa di aver fatto solo bene da una parte, e di mettere veti dall'altra. Stati Uniti d’Europa sarà la sorpresa delle urne. Con buona pace del sondaggista». (p.l.)