l’appello»le testimonianze di chi È guarito

PESCARA. «I ragazzi si sentono supereroi, credono di essere invincibili e fanno a meno delle precauzioni, si incontrano nelle case e finiscono con il passarsi il bicchiere e la bottiglia. Ma non è il...
PESCARA. «I ragazzi si sentono supereroi, credono di essere invincibili e fanno a meno delle precauzioni, si incontrano nelle case e finiscono con il passarsi il bicchiere e la bottiglia. Ma non è il momento di fare festa: quest’anno a Capodanno bisogna stare a casa, fare i sacrifici e rinunciare a vedersi oggi per poi tornare a ballare, abbracciarsi e stare bene domani. È questo il migliore augurio per il 2021». Lo dice tutto di un fiato il dj Francesco Capodaglio, 41 anni, nel mondo delle discoteche da quando ne aveva 14, reduce da una brutta esperienza con il coronavirus dopo un’estate passata in consolle sulla riviera romagnola tra orde di giovanissimi accalcati in spazi stretti, senza mascherine né distanze di sicurezza.
Una situazione ideale per la diffusione del contagio, ma che per un curioso caso del destino ha portato l’artista abruzzese a uscire immune dalla folle estate rivierasca per poi ammalarsi ad autunno inoltrato. «Mi sentivo un extraterrestre perché stavo sempre con il gel e la mascherina», racconta Capodaglio, «invece intorno a me la vita scorreva normale, come se il virus non esistesse e non ci fosse mai stato. Sono sempre stato attento fino a quel giorno di novembre in cui, dopo la doccia, non ho sentito più l’odore del bagnoschiuma e del profumo che sono solito spruzzarmi a fiumi. Ho assaggiato un mandarino e non ho avvertito alcun sapore. Mi sono allarmato e ho dato un morso alla buccia. Niente. Allora ho chiamato il mio medico e sono andato a fare il tampone: positivo».
L’esperienza del 41enne con il virus è simile a quella di tante altre persone, finite di colpo nel vortice della burocrazia tra prenotazioni sparite, file interminabili ai drive-in, risultati contraddittori e così via. Una routine quotidiana completamente stravolta dai rituali del Covid, che Francesco Capodaglio ha voluto raccontare nel dettaglio con dirette, storie e post quasi quotidiani sui social. «Credo sia importante lasciare una testimonianza su che cosa voglia dire questa malattia», aggiunge il dj, «sui sintomi che si avvertono, visto che tante persone hanno iniziato a scrivermi in privato perché anche loro avvertivano dolori articolari, perdita dell’olfatto e del gusto e volevano confrontarsi. Ma soprattutto l’ho fatto per far sapere ai miei contatti che è possibile ammalarsi anche rispettando tutte le misure di sicurezza come ho fatto io e che per questo non bisogna mai abbassare la guardia. È fondamentale poi non vergognarsi né nascondersi, perché dicendo di essere positivi si possono salvare tante vite».
Quanto al Capodanno ormai alle porte, Capodaglio ammette che sarà la prima volta in cui resterà a casa, dopo 27 anni passati a far girare i dischi. «Ho sempre vissuto in piena libertà, lavorando per il divertimento», conclude, «ma questo non è il momento giusto per fare baldoria. Anche stare in dieci/quindici persone in casa, in un luogo chiuso e potenzialmente esposto al rischio contagio, è pericoloso. Potremmo ripiegare sulle videochiamate e approfittare di questi momenti per stare con gli affetti stretti, con il partner, spegnendo per una volta il telefono e dimenticando l’orologio, in attesa di tornare a ballare e divertirsi insieme».
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