«L’architetto Cirillo aveva le mani pulite»

31 Maggio 2015

Dopo 22 anni la città ricorda il consigliere comunale che si tolse la vita con una targa e un dibattito su giustizia e media. Il ricordo di chi lo incontrò

di Simona De Leonardis

PESCARA

Quando il drappo rosso viene giù e sulla facciata dell’ex Palazzo Inps di fronte al Comune, in piazza Italia, spunta la targa intitolata all’architetto Valterio Cirillo, consigliere comunale Dc che il 12 aprile del ’93 si tolse la vita a 43 anni dopo essere rimasto coinvolto in un’inchiesta giudiziaria da cui fu scagionato, è grande l’emozione della moglie Mirella Magnani, dei figli Paolo e Roberta, dei fratelli e dei tanti politici di oggi e di allora, dei rappresentanti di forze dell’ordine e istituzioni, ma anche dei cittadini che riempiono il neonato largo Cirillo subito benedetto da don Amadio. Ma la cerimonia voluta ieri mattina dal sindaco Alessandrini e dal presidente della Regione D’Alfonso è stata soprattutto un’occasione di riflessione, nel nome di Cirillo, sul rapporto tra giustizia e informazione. Un binomio difficile su cui hanno detto la loro, moderati dal direttore del Centro Mauro Tedeschini, magistrati e uomini delle istituzioni. Tra loro, oltre al prefetto D’Antuono, il vice presidente del Csm Giovanni Legnini che ha parlato di «riconciliazione pubblica con la memoria di Cirillo» e il procuratore di Chieti Pietro Mennini, all’epoca titolare dell’inchiesta in cui fu coinvolto Cirillo: «Era la stagione di Mani Pulite, Cirillo aveva le mani pulite».