L’arcivescovo: «I Paesi ricchi si muovano per aiutare i poveri, stop al debito»

Nel primo giorno del G7 Sviluppo, l’arcivescovo di Pescara Tommaso Valentinetti fa una riflessione «a voce alta». Vuole farsi sentire dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dai ministri di Usa,...
Nel primo giorno del G7 Sviluppo, l’arcivescovo di Pescara Tommaso Valentinetti fa una riflessione «a voce alta». Vuole farsi sentire dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dai ministri di Usa, Canada, Regno Unito, Francia, Germania e Giappone. Valentinetti si schiera al fianco delle trenta delegazioni dei Paesi in via di Sviluppo «per richiamare l’attenzione su alcune questioni che, con lo sguardo della Chiesa attenta agli ultimi, ritengo siano nevralgiche. In un anno di fortissime contrapposizioni e conflitti che coinvolgono tutto il Mondo, è fondamentale cogliere ogni spazio di dialogo per costruire la pace e il futuro. E questo G7», dice monsignor Valentinetti, «è, senza dubbio, un’occasione utile per riaffermare l’opportunità di una governance internazionale democratica, purché sia legata a un quadro multilaterale: è anacronistico e limitato pensare che i Paesi più ricchi e potenti si arroghino ancora il diritto di decidere in nome e per conto di tutti i popoli della Terra». Valentinetti chiede fondi ai Paesi ricchi per riequilibrare i destini del mondo: «Tra i vari temi in discussione, è necessario confermare l’impegno di tutti i cosiddetti Paesi ricchi – un impegno assunto da decenni in sede di Nazioni Unite – nel mettere a disposizione lo 0,70% del Pil in aiuto pubblico allo sviluppo. È l’oggetto della campagna 070, promossa dalla società civile italiana per riportare all’attenzione di tutti la dimensione di corresponsabilità, per promuovere lo sviluppo e la dignità di tutti i popoli». Poi, un messaggio volto a cancellare il debito dei Paesi poveri: «Nei mesi che precedono l’apertura del Giubileo della speranza, i Paesi del G7 sono, inoltre, chiamati a dare una risposta a una nuova crisi del debito», dice l’arcivescovo, «dopo gli impegni assunti in occasione del Grande Giubileo del 2000, l’assenza di un meccanismo efficace di prevenzione e gestione delle crisi debitorie internazionali ha portato a una nuova fase difficile, aggravata, tra l’altro, dal periodo di pandemia. È indispensabile, allora, identificare gli spazi per una nuova stagione di cancellazione del debito».

