L’arrestata: non volevo ammazzare mio marito

Daniela Lo Russo in cella accusa attacchi epilettici e grida la propria innocenza «Gli avevo prenotato un esame a Roma per capire i suoi problemi ematologici»
PESCARA. «Io volevo salvare mio marito e proprio per questa ragione avevo anche fissato in questi giorni un appuntamento con un professore dell'università di Roma Tre per comprendere da che cosa derivassero i suoi problemi di salute di tipo ematologico».
Questo quanto svelerà nel corso dell'interrogatorio di stamane alle 11,30 in tribunale, Daniela Lo Russo, la donna di origine pugliese arrestata con il figlio ventiduenne Michele Gruosso con l'accusa di tentato omicidio nei confronti del marito di lei e patrigno di lui. La 42enne ha parlato ieri con il suo avvocato Leonardo Casciere, che insieme al figlio Luca si occupa anche della difesa di Gruosso.
È stata la donna a chiamarlo ieri pomeriggio dal carcere. In base alla tesi dell'accusa, in virtù dell'indagine condotta dai carabinieri della Compagnia di Pescara (diretti dal capitano Claudio Scarponi e dal suo vice, il tenente Antonio Di Dalmazi) e da quelli del Nas (Nucleo antisofisticazione), i due si sarebbero procurati ricette mediche e timbri medici falsi al fine di acquistare scatole di Coumadin, un farmaco anticoagulante, che poi sarebbe stato disciolto per diversi mesi all'interno di alcune bevande fatte bere alla vittima allo scopo di causare un'emorragia interna letale.
Secondo Casciere, che riferisce come la Lo Russo stia molto male fisicamente a causa dell'arresto improvviso (che l'ha evidentemente provata molto) e stia subendo problemi di salute in carcere con anche attacchi epilettici, il quadro proposto dall'accusa non è chiaro e ci sarebbero diverse lacune. Per questa ragione il primo passo di questa mattina in tribunale sarà una consulenza tecnica richiesta dallo stesso legale sul materiale informatico sequestrato, quindi sul computer trovato in casa, che sarebbe stato usato per creare ricette e timbri falsi e sui telefoni cellulari per verificare la presenza di sms e telefonate. Poi alle 11,30 è previsto l'interrogatorio di garanzia dei due accusati di fronte al gip (giudice per le indagini preliminari) Gianluca Sarandrea. Inoltre, Casciere fa sapere che chiederà a un tecnico di parte un'ulteriore verifica relativa al sangue della vittima per comprendere se quella molecola riscontrata dal centro antiveleni di Pavia sia rintracciabile solo nel Coumadin o anche in altri medicinali.
«A mio parere», dice Casciere, «stanno cercando delle prove che sono molto labili, inoltre bisognerà vedere se quelle intercettazioni siano utilizzabili in questo processo, visto che vennero chieste per indagare su una tentata violenza, altrimenti se così fosse la garanzia dei cittadini verrebbe meno». Di parere differente il capitano Scarponi: «Raramente ci troviamo di fronte a un quadro accusatorio così chiaro, poi è che chiaro che ognuno faccia il gioco delle parti in questi casi. Infine credo se avesse voluto ucciderlo non avrebbe fissato una visita con un medico universitario».
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