L’ascensore era il nascondiglio delle armi

Due pistole, un fucile e 23 cartucce scoperti in un palazzo del ferro di cavallo. L’ipotesi dei carabinieri: utilizzati per rapine
PESCARA. Due pistole, un fucile e una scatola con diverse cartucce. Saranno gli accertamenti del Ris a dire qualcosa di più sulle armi trovate giovedì mattina dai carabinieri all'interno del cosiddetto “ferro di cavallo”, il palazzo di via Tavo tristemente noto per lo spaccio di droga. Gli uomini dell'Arma, coordinati dal maggiore Claudio Scarponi e dal tenente Antonio Di Dalmazi, avevano raggiunto Rancitelli per passare al setaccio alcuni palazzi del complesso popolare, a scopo preventivo, come avviene spesso in questa zona. Partendo dagli scantinati per arrivare al sottotetto hanno controllato vari edifici, compreso il civico 177, ed è lì hanno scovato le armi.
Erano appoggiate sulla parte superiore dell'ascensore, in un posto ritenuto sicuro e soprattutto un punto invisibile a chiunque sia entrato ed uscito dal palazzo negli ultimi giorni, se non settimane. Le due pistole erano semplicemente appoggiate sul tettuccio dell’elevatore, senza alcuna custodia, mentre il fucile era avvolto in una busta per i rifiuti nera. A fianco c'era la scatola con i proiettili. Esaminando questo materiale gli investigatori hanno scoperto che la prima pistola è una scacciacani calibro sei millimetri, senza tappo rosso e modificata sia nella canna che nel percussore (che è di metallo) e potrebbe essere perfettamente funzionante, almeno stando a un primissimo esame, anche se in realtà quest’arma è nata come un giocattolo. La seconda è una pistola vera, una calibro otto, quindi con una potenza di fuoco superiore alla prima, con il caricatore vuoto e senza matricola, che potrebbe essere stata cancellata usando dell'acido o altri sistemi. E poi c'è una doppietta calibro 12, un fucile da caccia, con la matricola solo parzialmente leggibile per cui si dovrà capire se è stata rubata e se, magari, è arrivata in Italia dall'estero. A completare il piccolo arsenale una scatola azzurra con 23 cartucce calibro 16 a pallini, per il fucile.
Ora si apre la fase degli accertamenti e delle indagini, essendo impossibile avere informazioni dirette da chi vive e gravita attorno al “ferro di cavallo”. Molti, affacciati alle finestre, hanno assistito a distanza al sopralluogo dei carabinieri e li hanno visti andare via con le armi, ma nessuno ha detto una parola.
Sarà l'attività tecnica dei Ris di Roma a svelare, forse, il nome del proprietario o dei proprietari di pistole e fucile e di chi potrebbe averle maneggiate. Gli accertamenti sono finalizzati a rilevare eventuali impronte digitali o tracce di Dna mentre l'esame balistico consentirà di scoprire se queste armi hanno sparato e, quindi, se sono riconducibili a episodi avvenuti in zona. È possibile che siano state usate per mettere a segno delle rapine oppure a scopo intimidatorio ma è presto per formulare delle ipotesi e poco contano i nomi dei residenti in quello stabile, ritenuto uno dei più tranquilli, perché chiunque potrebbe essere entrato ed uscito dal portone del civico 177, pur non vivendo lì, solo per nascondere pistole e fucile per poi riprenderli all’occorrenza. Uno stratagemma già noto ai carabinieri che in passato hanno trovato della droga sempre sopra un ascensore del “ferro di cavallo”, oltre a quella scovata nelle fioriere, lungo le scale.
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