L’aspirapolvere fa troppo rumore Autolavaggio rischia la chiusura

Dopo la denuncia dei residenti, le misurazioni dell’Arta accertano decibel elevati nelle case vicine Ora l’attività ha trenta giorni di tempo per abbattere il frastuono, altrimenti potrebbe arrivare lo stop
PESCARA. La crociata dell’amministrazione Masci contro i rumori non colpisce più soltanto i locali della movida, in centro e a Pescara vecchia: stavolta, a finire sotto accusa c’è anche un autolavaggio di viale Bovio per il frastuono «diurno» provocato dall’idropulitrice e dall’aspirapolvere. A rivelarlo è un’ordinanza firmata dalla dirigente Emilia Fino che dà un ultimatum all’attività, fronte strada e circondata dai palazzi: «Mettere in atto, entro 30 giorni, adeguati interventi di bonifica e adozione di ogni utile accorgimento tecnico, funzionale e organizzativo atti a ricondurre il rumore entro i limiti previsti dalla normativa vigente». Per adesso, l’autolavaggio resta aperto ma, se non si troverà un modo per abbassare i rumori, il rischio è la chiusura.
All’origine del provvedimento del Comune ci sono le misurazioni eseguite dall’Arta – che hanno accertato «il superamento del valore limite differenziale diurno del livello sonoro nella modalità di misura a finestre aperte» – e un invito della Asl visto che «l’inquinamento acustico descritto può risultare dannoso per la salute pubblica». I tecnici dell’Arta sono entrati in azione lungo viale Bovio a seguito di una denuncia dei residenti che avevano segnalato rumori fuori controllo provenienti proprio dall’autolavaggio. Un’eventualità riscontrata dall’Arta: i decibel prodotti da «asciugatrice, aspirapolvere, idropulitrice e altro» sono troppo alti e, a finestre aperte, irrompono negli appartamenti dei palazzi vicini e causano fastidio. L’ordinanza precisa: entro un mese, il gestore dell’autolavaggio dovrà eseguire «interventi per l’abbattimento delle emissioni sonore» e dovrà dimostrare tutto al Comune con «adeguata documentazione». Al servizio Tutela ambientale igiene urbana, il gestore dovrà consegnare anche una «valutazione di impatto acustico redatto da tecnico competente in cui sia dimostrata l’efficacia degli accorgimenti tecnici adottati, e il relativo contenimento delle emissioni di rumore in ambiente abitativo e in ambiente esterno».
Il gestore dell’autolavaggio può contestare il provvedimento comunale, entro 60 giorni, con un ricorso al Tar oppure, entro 120 giorni, appellandosi al presidente della Repubblica attraverso un ricorso straordinario. Finora, però, con due pronunciamenti, il Tar ha sempre avallato la linea del Comune per contenere i rumori, a partire dal Piano di risanamento acustico per la zona di piazza Muzii, via Battisti e via De Cesaris facendo leva sul principio dell’interesse pubblico di tutela della salute. Queste le parole del Tar: «La protezione dei valori ambientali e della vivibilità della zona assume rilievo senza dubbio poziore rispetto all’interesse allo sfruttamento ad uso commerciale del suolo pubblico».

