L’asporto spiazza i ristoratori «Ma è un primo spiraglio di luce»

26 Aprile 2020

Dopo l’ordinanza della Regione, personale richiamato in cucina e consegne ogni quindici minuti È subito ripartito chi già vendeva a domicilio, altri si attrezzano in attesa delle novità del 4 maggio

PESCARA. Un’ordinanza inattesa, che ha spiazzato i ristoratori, ma da tutti letta come segnale positivo. Un inizio di ritorno alla normalità che restituisce respiro a uno dei settori più danneggiati dalle conseguenze economiche legate alla pandemia.
L’Abruzzo è stata una delle primissime Regioni a consentire la vendita di cibo da asporto. L’atto, firmato nella tarda serata di giovedì, ha efficacia fino al 3 maggio a cominciare da venerdì. Il documento allenta le maglie del lockdown, anticipando l’ingresso nella fase 2, e stabilisce regole ferree per lo svolgimento del servizio per evitare gli assembramenti.
RITIRI OGNI 15 MINUTI Il piano di azione è pressoché lo stesso. Prenotazioni telefoniche e appuntamenti per il ritiro fissati ogni 15 minuti. Il tempo adeguato per permettere al cliente di entrare, effettuare il pagamento e ritirare il proprio ordine. «Per chi come noi fa delivery cambia ben poco», specifica Riccardo Ferrara, titolare di due locali lungo viale Regina Margherita: di sushi Hiroshima Mon Amour, che ha sempre garantito le consegne a domicilio, e Madre, ristorante di carne, che ha sospeso le attività con il lockdown. «Eravamo già abituati a scandire i tempi per gestire le consegne e continueremo a farlo anche con l'asporto, permettendo i ritiri a un cliente ogni 15 minuti. Questa ordinanza è un primo passo che restituisce respiro e fa vedere uno spiraglio di luce in anticipo». ABITUDINI E PAURE «Abbiamo sempre fatto questo tipo di servizio», sottolinea Carlo Di Renzo, titolare del ristorante di pesce a Montesilvano Da Carletto, nato 20 anni fa come gastronomia d’asporto. «In questa fase dovremmo solo distribuire l’arrivo dei clienti per il ritiro a intervalli di 15 minuti. Ritengo però che al momento ci sia ancora troppa paura nelle persone, ma anche l’abitudine a ricevere il proprio ordine a domicilio, e questo ridurrà la richiesta dell’asporto».
Il timore di Di Renzo è condiviso anche da Ginaldo Scatasta, titolare del Teatro delle Carni a Pescara Porta Nuova e di Alle Botti a Montesilvano, che ha concentrato le attività del delivery sul punto vendita di Pescara. «Ormai le persone sono abituate a ricevere gli ordini a domicilio, quindi credo che saranno pochi i ritiri in ristorante».
RISTORATORI SPIAZZATI L’arrivo improvviso dell’atto, e l’entrata in vigore immediata dei suoi contenuti, se per chi già da settimane è impegnato nel delivery rappresenta un passo in più nel ritorno alla normalità, per i ristoratori fermi ormai da un mese e mezzo non ha dato i tempi tecnici necessari a una ripartenza già da questo week-end, tra sanificazioni e approvvigionamenti dai fornitori delle materie prime.
«Ci siamo presi un giorno per riorganizzarci», spiega Daniele Capperi, titolare insieme alla sorella Federica di Fattoria Toccaferro, quattro ristoranti tra Pescara e Chieti. «Questa ordinanza è un segnale che restituisce speranza alla categoria. Avevamo messo in programma di attivare le consegne a domicilio dai primi di maggio. Abbiamo accelerato e siamo ripartiti ieri con l’asporto nel locale di via Firenze e il delivery nei comuni limitrofi. Già da due giorni riceviamo tantissime telefonate per il menù, ma anche per ordini di crudi, come gli arrosticini». Anche Toccaferro, che ha riportato al lavoro quattro dipendenti, due in cucina e due per il servizio di trasporto, consentirà i ritiri ogni 15 minuti.
TEMPO PER RIORGANIZZARSI «Non eravamo pronti», dice Serena Mastrocola, titolare insieme al fratello nonché chef, Roberto, di Mastro Cibo e Cucina in via delle Caserme. «Ci stavamo organizzando per ricominciare con le nostre attività a partire dal 4 maggio, quando ufficialmente dovremmo entrare nella fase 2». La piccola trattoria gourmet a conduzione familiare aveva deciso di riattivare la cucina, nel momento in cui ci sarebbe stata anche l’opzione dell’asporto e non solo quella della consegna a domicilio.
«L’ordinanza di giovedì ci ha spiazzati. Se avessimo avuto sentori di questa possibilità ci saremmo mossi già da prima. A questo punto, continuiamo a lavorare per prepararci al meglio e non appena saremo pronti attiveremo il servizio».
Si è detto sorpreso anche Gianfranco Lanaro, titolare del ristorante La Zattera di Francavilla al Mare, che aveva escluso a priori il trasporto a domicilio. «Ben venga questa ordinanza», commenta, «ma credo che i risultati di un servizio di asporto e una consegna a domicilio da soli non valgano gli sforzi per riattivare la struttura. I miei dipendenti al momento sono in cassa integrazione, e non me la sento di richiamarli di fronte a una incertezza sul futuro. Non sappiamo cosa potrebbe accadere dal 4 maggio e che tipo di misure verranno stabilite per la ristorazione, per cui preferisco ripartire quando potrò ricominciare ad accogliere anche i clienti nel ristorante».
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