L’assassino di Aliona a processo Il giudice nega il rito abbreviato

16 Luglio 2020

Roland Bushi rinviato a giudizio davanti alla Corte d’Assise: nessuno sconto di un terzo della pena Ora il 28enne albanese rischia l’ergastolo per avere premeditato il delitto e agito per futili motivi

FRANCAVILLA. Niente abbreviato: Roland Bushi, l'assassino di Aliona Oleinic, la giovane moldava accoltellata lo scorso 3 settembre nella sua abitazione a Francavilla e morta 45 giorni dopo a Roma, dovrà essere giudicato dalla Corte d'Assise di Chieti.
Questo è quello che ha deciso ieri pomeriggio il gup del tribunale di Chieti Andrea Di Berardino, in un'udienza dove Bushi era collegato in videoconferenza dal carcere di Madonna del Freddo, rigettando la richiesta della difesa condotta dall'avvocato Antonello D'Aloisio, che aveva chiesto per il suo assistito il rito abbreviato anche per beneficiare di una riduzione di un terzo della pena.
A pesare sulla decisione sono state le aggravanti contestate all'imputato, quali la premeditazione e l'aver agito in presenza di futili motivi, che in base alla legge 33 del 2019 non consentono l'accesso all'abbreviato.
Così facendo, sul 28enne albanese si fa sempre più incombente lo spettro dell'ergastolo, che la difesa ha provato a esorcizzare senza successo. Nonostante il pentimento che l'imputato ha mostrato più volte nel corso di questi mesi passati in carcere, anche attraverso una lettera indirizzata proprio alla vittima, la tesi che alla fine è prevalsa è stata quella secondo cui quella mattina, Bushi avrebbe portato con sé il coltello proprio per colpire la vittima, che da settimane respingeva le sue avances.
I due si erano conosciuti sui social e poi frequentati saltuariamente nel locale in cui lei lavorava. Lui però si era innamorato, come lo stesso imputato ha più volte dichiarato, lei no. Ma il suo amore, nel giro di poco tempo si era trasformato in qualcosa di malato.
Lei si negava e lui la rincorreva, tanto da farsi trovare più volte sotto casa. L'aveva anche vista in compagnia di un altro uomo e per questo aveva preteso spiegazioni. Il tutto in un crescendo, fino alla mattina del 3 settembre scorso, quando dopo aver scavalcato il recinto di casa della vittima tra i due è iniziata un'ennesima litigata, durante la quale Bushi ha estratto il coltello che aveva nello zaino e l'ha ripetutamente colpita. Proprio quel coltello, fino a questo momento ha rappresentato la chiave di volta del processo: per l'accusa il 28enne l'ha portato con sé per colpire la vittima, configurando così la premeditazione. Secondo l'avvocato D'Aloisio invece, il giovane l'aveva nello zaino insieme al pranzo da portare sul cantiere dove lavorava e l'ha estratto in un raptus.
Sarà proprio questa la tesi che la difesa di Bushi andrà a riproporre il prossimo 29 ottobre, davanti alla Corte d'Assise di Chieti, con il chiaro intento di smontare il quadro accusatorio nei suoi punti cruciali per arrivare scongiurare il rischio del carcere a vita. Un rischio del quale l'imputato appare consapevole, come conferma il suo legale D'Aloisio, ma nonostante questo cerca di affrontare con serenità i giorni in carcere che lo separano dal giudizio.
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