L’assassino di Eliana si uccide in carcere

Giovanni Carbone, 39 anni, si è impiccato con i jeans. Aveva confessato: «Volevo ammazzare anche il suo ex marito»
LANCIANO. Si è ucciso nel carcere di Lanciano impiccandosi con i jeans. Giovanni Carbone, 39 anni, l’assassino reo confesso della compagna Eliana Maiori Caratella, 41 anni e madre di due bambini nati da un matrimonio naufragato, ha deciso di farla finita tre giorni dopo l’omicidio avvenuto a Miglianico, in una villetta di via Antonelli. L’arrestato è stato trovato senza vita nella sua cella, verso le sette e mezza di ieri sera, da un agente della polizia penitenziaria. L’uomo, pluripregiudicato originario di Matera, conosciuto negli ambienti malavitosi con il nome di “Gianni il foggiano” perché legato alla criminalità di Cerignola, era sotto stretta sorveglianza in considerazione del reiterato proposito di togliersi la vita, che aveva poi ribadito per tre volte dal giorno del delitto sempre durante i colloqui con il suo legale, l’avvocato Franca Zuccarini. Nell’aprile del 2021, a Vasto, c’era stato un altro suicidio eclatante: ad ammazzarsi era stato Sabatino Trotta, lo psichiatra della Asl di Pescara arrestato per corruzione.
L’INCHIESTA
Sarà ora l’inchiesta della procura di Lanciano ad accertare se, nel caso di Carbone, siano state adottate tutte le misure per prevenire gesti estremi. Nella casa circondariale di Villa Stanazzo si è precipitata un’ambulanza del 118, ma i soccorsi sono stati inutili. L’assassino – che l’ha fatta finita impiccandosi alle sbarre della finestra di una cella chiamata di prima accoglienza, videosorvegliata e vicina al medico di guardia – ha dunque portato quasi a compimento il suo piano di morte. «Ho ammazzato Eliana alle otto di questa mattina, le ho sparato con la pistola», aveva confessato lunedì, alle 12.25, consegnandosi ai carabinieri di Miglianico. «Dovevo ammazzare anche l’ex marito di lei alle 17.30: gli avrei mandato un messaggio con il telefono di lei, poi gli avrei sparato e mi sarei tolto la vita, ma non ci sono riuscito». Ieri mattina, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Chieti Luca De Ninis aveva convalidato il fermo di Carbone, confermando il carcere.
LA MARCIA INDIETRO
Il killer ha provato a fare marcia indietro durante l’interrogatorio di garanzia, sostenendo che non era sua intenzione ammazzare anche l’ex della compagna, «non avendo mai mandato alcun messaggio dal telefono di Eliana per attirare l’ex marito in un’imboscata e non avendo in effetti alcuna intenzione di lasciare i due bambini, dopo aver ucciso la loro madre, senza neppure il padre». Ma lo stesso giudice ha sottolineato «l’estrema pericolosità di Carbone, in ragione dei precedenti per delitti con violenza alle persone, plurimi e specifici, oltre che per altri delitti, e per la sua dichiarata intenzione omicidiaria, così percepita dalla polizia giudiziaria, nel momento della presentazione in caserma, anche nei confronti del marito separato della vittima».
LA VERSIONE DEL KILLER
Carbone ha raccontato al giudice di aver sparato per «porre fine alle loro sofferenze» e che subito dopo era sua intenzione suicidarsi, senza trovare il coraggio di farlo. Sofferenze che, sempre secondo Carbone, sono «riconducibili alla ostilità manifestata dal marito della vittima», dal quale Caratella si stava separando, e «dal fratello e dalla sorella della donna che non avevano mai accettato la scelta della donna di separarsi. Una ostilità che, sempre a dire dell’assassino, si sarebbe manifestata fin dall’inizio della relazione, senza che sia stata possibile una composizione.
L’ENNESIMA CRISI
Una crisi sfociata anche in plurime e reciproche querele «fino all’ultima offerta avanzata da Eliana nel procedimento civile di separazione per il componimento di tutte le liti civili e penali, pari a 50mila euro, par di capire verbalizzata ma non accettata dal marito». Carbone, dopo «l’ennesima crisi generata dall’ostilità dei figli della compagna, rientrati la domenica sera dal weekend trascorso con il padre, e dopo una nottata quasi insonne», avrebbe dunque preso «la sua decisione tragica: interrompere quel regime insopportabile, nonostante il solido amore provato per Eliana, ponendo fine alla loro sofferenza con due colpi della pistola semiautomatica, il primo destinato a Eliana (ovviamente inconsapevole di tale scelta), il secondo a sé stesso. Pertanto, dopo aver accompagnato come al solito i bambini a prendere l’autobus per le rispettive scuole e mentre era in attesa di accompagnare Eliana al lavoro, l’indagato aveva deciso di impugnare la pistola e, alla vista della compagna, gliela aveva puntata e aveva risolutamente sparato».
DUBBI SUL MOVENTE
Il giudice De Ninis ha parlato di «impiego improvviso e inspiegabile di una violenza del tutto sproporzionata ed eccentrica rispetto alla finalità dichiarata, espressiva dell’assoluta mancanza di autocontrollo e della capacità di valutare l’interesse delle persone coinvolte, a partire dalla persona che l’indagato afferma di aver amato e di esserne stato corrisposto, per concludere con i figli minori di lei, vittime certamente inconsapevoli di questa brutalità priva di senso». Le vere ragioni del delitto, anche secondo il giudice, rimangono misteriose: «Viene da dubitare fortemente anche del reale movente del delitto, dovendosi e potendosi sul punto svolgere opportuni approfondimenti, anche prendendo spunto dai precedenti pendenti, sulla reale natura dei rapporti intercorsi tra l’indagato e la vittima, e tra la coppia e i famigliari di lei, i quali appaiono da lui descritti in maniera semplicistica, superficiale e del tutto autoreferenziale». Ma Carbone ha deciso di farla finita, portando via per sempre i segreti di un delitto che ha sconvolto l’Abruzzo.

