L’assassino: troppi rumori in quella casa

Mucciante parla per un’ora e mezzo davanti al gip: «Non ricordo il numero delle coltellate». Oggi, alle 16,30, i funerali di Russo
PESCARA. Sono quasi le 10 quando Roberto Mucciante, il 51enne arrestato il 25 aprile scorso per l'omicidio del vicino di casa, Salvatore Russo, arriva in tribunale a bordo del furgone della polizia penitenziaria. Palazzo di Giustizia è praticamente deserto.
L'omicida sale al primo piano e prende posto nell'aula riservata solitamente alle udienze preliminari. Poco dopo, arriva il giudice Antonella Di Carlo e comincia l'interrogatorio per ricostruire la tragedia che si è consumata nei locali garage del palazzo che fa angolo con via Pian delle Mele, quasi al confine con Villa Raspa. Mucciante appare tutto sommato lucido e, fatta eccezione per qualche frase del tipo «non ricordo», risponde per un'ora e mezza senza esitazioni alle domande del gip. Domande precise e circostanziate per ricostruire la causa che avrebbe scatenato la furia omicida contro Salvatore Russo 58 anni, sposato, padre di quattro figli e nonno di un nipotino. Una furia sfociata in 38 coltellate inflitte alla povera vittima una dietro l'altra, prima al torace e all'addome, con il colpo fatale al cuore, e poi dietro alla schiena.
«Ricorda quanti colpi?», chiede il giudice. «No», risponde Mucciante. Racconta la sua vita, una vita solitaria e tranquilla: «Non frequentavo bar e stavo in casa. Sono disoccupato». Assistito dai suoi due legali, gli avvocati Gianluigi Amoroso e Clara Di Sipio, ribadisce sostanzialmente quanto dichiarato subito dopo l'arresto. Nel primo interrogatorio, in caserma, davanti alla pm Valentina D'Agostino, aveva detto di essere esasperato dai rumori del giorno prima provenienti dall'appartamento di Salvatore al piano sopra a quello suo.
«Il 24 aprile», sostiene davanti al gip Di Carlo, «ho sentito un rumore. Una martellata e mi sono svegliato». Poi riferisce tutto quello che è accaduto dopo fino ad arrivare agli attimi successivi alla tragedia, quando con le mani ancora sporche di sangue ha chiamato i carabinieri: «Ho accoltellato un uomo, venite». Un omone buono e forte, Salvatore, tre volte il suo assassino. Ma quella terribile mattina non ce l’ha fatta a difendersi, il vicino non gli ha dato tempo e modo. Verso le 12 l'interrogatorio finisce e Mucciante risale sul furgone per tornare a San Donato. «Il mio assistito», dice l'avvocato Amoroso, incalzato dai cronisti, «ha risposto alle domande del giudice. Stiamo valutando eventuali istanze difensive». Di Carlo poi convalida l'arresto e dispone che il 51enne resti in carcere. Oggi, alle 16.30, l'ultimo saluto a Salvatore. I funerali si svolgeranno nella chiesa di San Giuseppe, dove familiari, amici e conoscenti si ritroveranno per dare l'addio al 58enne. Salvatore, muratore da sempre, era il motore anche economico della sua famiglia tanto unita e affiatata. Si era trasferito da Apricena, nel Foggiano, a Pescara, ed era un gran lavoratore, onesto e apprezzato da tutti. «I familiari», sottolinea l'avvocato Andrea Cocchini, legale della famiglia della vittima, «vogliono sapere perché Mucciante l'ha fatto. Non vogliono vendetta, ma giustizia».

