L’assessore Aliano ricoverato per Covid: «Massima prudenza»

L’amministratore è stato trasferito all’ospedale dell’Aquila «Con gli anticorpi monoclonali i sintomi sono quasi spariti»
MONTESILVANO. Da una settimana è ricoverato all'ospedale San Salvatore dell’Aquila con una polmonite da Covid. A contrarre il virus, che dall’inizio del 2021 a Montesilvano ha già colpito quasi 600 persone, è stato anche l’assessore Anthony Aliano che, oltre alle cure necessarie per combattere la malattia, ha avuto anche la necessità del ricovero. Ora che le sue condizioni sono migliorate e che le dimissioni sembrano ormai questione di giorni, l’esponente della giunta montesilvanese ha scelto di raccontare la sua esperienza soprattutto per sensibilizzare i suoi concittadini.
Assessore, come crede di aver contratto il virus?
Penso che tutto sia partito dai miei figli che frequentano le scuole elementare e media, che erano già in quarantena e che sono risultati positivi prima di me, insieme alla bimba più piccola e a mia moglie. Io in un primo momento pensavo di essermi salvato perché avendo lo studio a Roma sono spesso fuori casa. Infatti il primo tampone è risultato negativo. Ho provato a isolarmi in casa e a mantenere le distanze, ma con tre figli piccoli non è semplice.
Come si è accorto del contagio?
All’inizio della settimana scorsa ho iniziato ad avere i primi sintomi: febbre, dolori, tosse. Poi la situazione è peggiorata velocemente e martedì ho iniziato ad avvertire un peso sulla cassa toracica che mi rendeva difficile la respirazione. Essendo già finito in ospedale esattamente un anno fa a causa di una polmonite (Aliano è stato tra i primi in Abruzzo a sottoporsi al test molecolare nel 2020, ndc), mi sono allarmato e mi sono rivolto al pronto soccorso di Pescara.
Hanno capito subito che si trattava di Covid?
Sì. Mi hanno fatto immediatamente tutti i controlli del caso, dal tampone alla Tac, ed è emersa una polmonite interstiziale bilaterale, con un leggero versamento pleurico. Nel frattempo avevo perso anche il gusto e l’olfatto. A quel punto, dato che l’ospedale Covid di Pescara era pieno, mi hanno trasferito all’Aquila.
Come sono stati i primi giorni di ricovero?
Fortunatamente non ho avuto bisogno di maschere o di essere intubato, ma mi hanno aiutato solo con un tubicino per l’ossigeno. Ho dato subito il mio consenso per l’avvio della terapia sperimentale con gli anticorpi monoclonali, quella utilizzata anche da Trump per intenderci. Mi hanno fatto solo due iniezioni e già dal giorno successivo i sintomi hanno iniziato a sparire. A questo hanno abbinato anche antibiotici, cortisone, eparina.
Ha avuto mai paura?
No, ho sempre avuto grande fiducia nel dottor Giustino Parruti, che è stato molto premuroso e che ringrazio, e nel personale ospedaliero. Il Covid è una brutta bestia, ma se non si hanno altri problemi, se preso in tempo, e se curato bene, è un virus che fortunatamente passa.
Come sta trascorrendo questi giorni?
Ho portato con me il computer e non ho mai smesso di lavorare. Ne ho approfittato per portare avanti diversi lavori e per aggiornare la mia agenda. Mentalmente sono già proiettato alle tante cose da fare quando sarò guarito.
Ha ricevuto testimonianze di vicinanza?
Sì. Tanti messaggi, telefonate, solidarietà sia dal mondo politico, a cominciare dal sindaco e dagli assessori, passando per alcuni parlamentari, che da quello imprenditoriale. In alcuni casi ho dovuto anche smentire delle voci che mi davano in condizioni più gravi di quelle in cui realmente versavo.
Alla luce della sua esperienza, si sente di lanciare un appello?
Raccomando tanta prudenza perché è un virus che si trasmette e contrae con estrema facilità. Non possiamo permetterci di sovraccaricare gli ospedali e togliere letti a chi sta davvero male, per questo ritengo fondamentale potenziare l’assistenza sanitaria a domicilio, così come a mio avviso sarebbe stato necessario, per quest’anno, tenere le scuole chiuse, perché con i bambini è impossibile mantenere le distanze.
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