L’assessore: coinvolto il ministero

Le due vertenze pescaresi nel dossier consegnato da Quaresimale a Giorgetti
PESCARA. Nel dossier che l’assessore regionale alle Politiche del Lavoro Pietro Quaresimale ha consegnato due giorni fa, a Roseto, al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti c’è anche un richiamo alla Riello (gruppo Carrier), «che vuole chiudere lo stabilimento di Cepagatti» e al gruppo Brioni, «il cui piano industriale prevede tagli per gli stabilimenti di Penne, Civitella Casanova e Montebello di Bertona».
E ieri, nel giorno in cui i lavoratori delle due realtà industriali sono scesi in piazza per protestare, l’assessore ha fatto il punto della situazione sulle iniziative adottate dalla Regione per queste vertenze. Per la Riello, ha detto, «c’è stato un incontro preliminare con azienda e sindacati e abbiamo messo in campo le misure per il mantenimento del sito e dei livelli occupazionali ma abbiamo registrato la rigidità dell’azienda. È stato anche sollecitato un tavolo al Mise, che ho chiesto anche al ministro Giorgetti» durante l’incontro a Roseto di mercoledì, e Giorgetti si è impegnato a «fissare una data», assicurando che «sta seguendo» la vicenda. «Dispiace la chiusura dello stabilimento di Villanova della Riello, che è in attivo, ma è chiara la scelta di delocalizzare», ha proseguito Quaresimale.
Per la vertenza Brioni «non ci sono novità, ma siamo a disposizione con tutte le misure che la Regione può mettere in campo», dopo il «tavolo al Mise e la convocazione di azienda e sindacati». E se con la Riello il dialogo non si è neppure aperto con la Brioni «c’è un margine di trattativa e riusciamo a dialogare» ma resta il fatto che ci sono state delle «scelte dell’azienda» che incidono sui posti di lavoro.
La Regione non si ferma qui. «Stiamo facendo di tutto, per la Riello, anche per trovare potenziali acquirenti, ma è ancora tutto in itinere, da questo punto di vista. Certo non possiamo forzare la proprietà a restare in Abruzzo». E la strategia dei lavoratori di far sentire quotidianamente il grido di protesta rientra «tra i loro diritti. È legittimo contestare il piano dell’azienda, specie perché si sviluppa in un momento in cui non c’è crisi finanziaria», ha concluso l’assessore.(f.bu.)

