L’ateneo nell’automotive «Occasione per i giovani»

26 Marzo 2019

Santa Maria Imbaro, un ufficio dell’università dell’Aquila per incontrare aziende e scuole  La rettrice Inverardi: dobbiamo dare agli studenti l’opportunità di sviluppare progetti

SANTA MARIA IMBARO. L'università dell'Aquila sbarca in Val di Sangro tra le aziende, gli studenti e i progetti di ricerca del Polo automotive, fianco al fianco di un territorio che vuole concorrere ad un’ambizione per i suoi ragazzi e i lavoratori del domani: farli studiare e lavorare nello stesso posto, tra la stessa gente e nei luoghi che conoscono da sempre.
E' stata presentata ieri nel centro servizi del Patto Sangro Aventino, l'iniziativa sperimentale avviata dall'università degli studi dell'Aquila per essere al fianco delle aziende e delle strutture scolastiche più distanti dalle sedi dell’ateneo e svantaggiate nelle opportunità di incontro diretto. La sede del Patto del Sangro Aventino ospiterà fino a luglio uno sportello dell'università dell'Aquila aperto ogni due settimane per incontrare aziende, scuole e territorio e per ricevere suggerimenti e idee per poi programmare una fase successiva di operatività.
Ieri è stato salutato, alla presenza di imprenditori, docenti universitari e rappresentanti del mondo della scuola (era presente anche l’assessore regionale alle Attività produttive Mauro Febbo), il primo confronto diretto con l'ateneo, rappresentato dalla rettrice Paola Inverardi. E sono arrivati complimenti, applausi e consigli, non senza aver palesato qualche criticità del territorio e le possibili soluzioni ai problemi. E' la prima volta in Val di Sangro che un ateneo sceglie di capire cosa si possa fare di concreto per disegnare un futuro per l'Abruzzo. L'idea della rettrice è infatti quella di un'università territoriale. «Il futuro di un territorio», ha spiegato la rettrice all'uditorio «è la sua disponibilità di capitale umano. Spesso i giovani che scelgono dove studiare prediligono non l’ateneo migliore dal tutto di vista qualitativo, ma il sistema che possa offrire loro più opportunità. Ecco il perché di questa iniziativa: vogliamo aiutarci a trovare le formule con cui riempire di contenuti i nostri progetti».
L'università dell'Aquila si trova ad affrontare un trend sempre più in ascesa per i corsi triennali, le cui iscrizioni sono cresciute fino al 40%, ma si registra anche un ritorno di fiamma sulle lauree magistrali: sempre più ragazzi che studiano fuori i primi anni di corso, poi tornano in Abruzzo a specializzarsi. Bisogna saper far fruttare questa nuova tendenza. «Insieme» ha esortato gli imprenditori la Inverardi «dobbiamo capire come sostenerci». E tra le criticità emerse c'è ad esempio la necessità di potenziare i collegamenti fra L'Aquila e la Val di Sangro. «Studiare rimanendo nei propri luoghi», ha fatto notare la rettrice «significa restare vicini e ancorati alle realtà produttive del territorio». E la Val di Sangro offre quanto di meglio si possa trovare dal punto di vista della vitalità industriale. «Solo il distretto automotive», ha ricordato il coordinatore tecnico del Polo automotive, Raffaele Trivilino «conta 200 imprese e 30mila addetti con 8 miliardi di fatturato». Gli imprenditori sono entusiasti. «Come Honda», è intervenuto il managing director dello stabilimento abruzzese del colosso nipponico, Marcello Vinciguerra, «collaboriamo da anni con l'università. Questo progetto ci fa vedere l'opportunità concreta di creare un rapporto di osmosi con il territorio. Honda 47 anni fa ha investito qui perché c’era necessità di manodopera, oggi investe in sapere». «Nella mia azienda, la Imm hydraulics, sistemi oleodinamici» ha spiegato l'ad Marcello Di Campli «si parla inglese e abruzzese. E' una realtà piccola rispetto a Honda e Sevel, ma qui in Abruzzo ha il suo cuore pulsante. Da qui vogliamo aggredire i mercati e da qui vogliamo investire. L'handicap che scontiamo è però il trasporto, di merci e di persone (dopo le 18 non si può tornare in Val di Sangro in treno), la logistica e il marketing territoriale, ovvero il far sapere agli altri che non siamo gli ultimi della classe, ma tra i primi tre». «Da 20 anni», ha aggiunto Ottorino La Rocca, presidente di Valagro spa «investiamo il 4% del nostro fatturato in ricerca e sviluppo. Come università potete fare la differenza in questo territorio, la sfida è avvicinare anche le aziende ai centri di ricerca, cosa che avviene raramente».