L’audizione di Mattoscio salta per la terza volta

Fissata per oggi a Roma ma rinviata ancora per dare priorità alla vicenda Mps D’Alfonso scrive al presidente e lo mette alla prova: «Aiuta la comunità Ceis»
PESCARA. L’audizione di Nicola Mattoscio davanti alla Commissione parlamentare che indaga sulle banche e le Fondazioni assume i tempi di un fenomeno carsico. Era slittata ad oggi, dopo i due rinvii, del 2 e 9 novembre, per non meglio definiti motivi personali, ma salta ancora perché, sull’attività dell’organo d’inchiesta, ora pendono le emergenza Monte dei Paschi di Siena e derivati che rischiano di esplodere con un fragore nazionale.
Il caso Pescarabruzzo, la Fondazione che da 25 anni è presieduta dalla stessa persona e che eroga ingenti prestiti obbligazionari, subendo anche rischi di crediti inesigibili, com’è documentato nei bilanci, passa in seconda fila, per ora sine die, tra le priorità investigative parlamentari, dando a Mattoscio il tempo magari per integrare la lunga relazione, fortemente difensiva, che ha già spedito a Roma. Ma per lui, il rinvio di oggi è un’arma a doppio taglio perché spalanca le porte al Ministero dell’Economia e Finanza per intervenire sul caso, visto che può farlo essendo il vero organo che vigila sulle Fondazioni bancarie.
E al Mef è giunta nei giorni scorsi una lettera del senatore Luciano D’Alfonso che, all’apparenza, è un accorato appello a Mattoscio ma che, in realtà, può trasformarsi in una “buccia di banana” su una strada che sembra diventare in discesa per il longevo presidente.
La lettera di D’Alfonso infatti mette alla prova Mattoscio e, contestualmente, informa il direttore generale del Mef, Alessandro Rivera. In sintesi, se è vero, come sostiene Mattoscio, che la Fondazione ha una missione fortemente sociale, allontanando da sé le contestazioni su prestiti obbligazionari, attività immobiliari e profitti, non può ignorare l’appello per salvare la Comunità terapeutica Ceis di Anna Durante, ispirata a don Mario Picchi, che da 40 anni, a Pescara, recupera giovani tossicodipendenti liberandoli dal dramma della droga. Ma il Ceis non riesce più a pagare gli stipendi e sta per chiudere.
«Do per certo che a questa lettera non si risponda né con l'indifferenza, né con un atteggiamento burocratico», esordisce D’Alfonso. «C'è l'assoluta urgenza che chi può, in questa città e provincia, si faccia carico di un contributo straordinario, che formalmente richiedo alla Fondazione di origine bancaria Pescarabruzzo, andando oltre bandi e regolamenti».
Ed ecco il passaggio che dovrebbe indurre Mattoscio a dire sì: «Perché dico questo?», chiede con sottile intento provocatorio il senatore Pd, «perché so che quando un'idea convince il vertice di questa Fondazione, le operazioni si fanno e vengono assunte e assegnate le relative congruenti risorse, senza alcun confronto con nessuno, assumendosi la più piena responsabilità». E conclude: «Chiedo un'azione di responsabilità da parte di chi presiede da tanti anni la Fondazione Pescarabruzzo. Un’azione concreta e immediata, senza gesti di sensibilità estetica». D’Alfonso si concede una seconda provocazione sui molteplici incarichi del destinatario indirizzando l’appello «All’Ill.mo prof. Nicola Mattoscio presidente Fondazione Pescarabruzzo; all’Ill.mo cavaliere Mattoscio Nicola segretario generale Fondazione Pescarabruzzo; e all’Ill.mo Grande Ufficiale Nicolino Mattoscio, responsabile dei procedimenti documentali, amministrativi e finanziari Fondazione Pescarabruzzo».
Ma poi, per conoscenza, invia la lettera anche a Rivera, direttore del Mef.

