L’auto bruciata subito dopo l’appello della madre su Fb

20 Marzo 2018

I Ris oggi a caccia di tracce dei killer tra le lamiere della Opel Meriva distrutta 

PESCARA. Alle 22,27 di martedì 6 marzo la madre di Alessandro Neri, scomparso da casa il giorno prima, pubblica sulla sua pagina Facebook l’appello per ritrovare il figlio. Alle 23,52, un’ora e 25 minuti dopo, i vigili del fuoco vengono chiamati da una voce femminile che al telefono, dai Colli Innamorati, dice che hanno dato fuoco a una macchina.
Non è la sua, riferisce. Quella macchina è il pacco di lamiere parcheggiato da venerdì nel piazzale della caserma dei carabinieri di Rancitelli in attesa degli accertamenti del Ris di Roma previsti per oggi. Gli investigatori sono andati a recuperarla in un deposito alla periferia di Pescara tra giovedì e venerdì scorsi, pronta per essere distrutta. E invece di mandarla alla rottamazione, gli investigatori se la sono portata via.
A quella macchina, una Opel Meriva, corrisponderebbe il modello che, secondo le immagini tuttora al vaglio degli inquirenti, sembra seguire la Fiat 500 di Alessandro Neri nella zona di piazza Salotto. Ma quella macchina, ed è anche su questo che sono in corso le indagini, risulterebbe di una persona già nota alle forze dell’ordine. Una persona a cui i carabinieri sarebbero stati indirizzati da qualcuno che circolava negli ambienti vicini ad Alessandro Neri, la vittima di quest’assurdo omicidio, e su cui adesso sono in corso accertamenti. Sulla sua situazione, sui suoi affari e sulle sue frequentazioni. Un aspetto, quest’ultimo, su cui i carabinieri sarebbero particolarmente concentrati.
In attesa dell’esito delle analisi dei Ris, è comunque quantomeno suggestiva la vicinanza temporale, quasi conseguenziale, tra l’appello della scomparsa pubblicato alle 22,27 da Laura Lamaletto, madre di Alessandro, e l’auto data alle fiamme. Da chi, e perché?
I Ris, che torneranno oggi a lavorare su quelle lamiere pressate, sono innanzitutto alla ricerca di eventuali tracce ematiche nell’ipotesi che quella sia davvero la Opel Meriva che sembra scortare la Fiat 500 la giornata successiva alla scomparsa del giovane, la sera del 5 marzo. Se così fosse, ma non è affatto semplice riscontrarlo, su quella macchina potrebbero aver viaggiato le stesse persone che hanno partecipato direttamente e indirettamente all’omicidio di Alessandro. Omicidio che potrebbe essersi consumato proprio su quell’auto, tanto che a differenza della 500 di Alessandro, i responsabili potrebbero averla bruciata proprio per cancellare ogni possibile traccia. Per ora è ancora una pista che solo gli accertamenti e i riscontri investigativi potranno avvalorare o meno. Con lo stesso criterio di lavoro, i Ris hanno lavorato ieri mattina sulle due macchine sequestrate alla famiglia Lamaletto nell’azienda vitivinicola di Orsogna e a Giuliano Teatino, dove abitano i nonni materni di Alessandro e il cugino Gaetano a cui è stata intestata la società dopo che ne era stata estromessa la madre di Alessandro tre anni fa. Così come per la Opel Meriva, gli investigatori sono alla ricerca, anche su quella Mercedes e sull’Audi Q7, di eventuali tracce o impronte riconducibili al delitto di Alessandro.
In questo caso il movente sarebbe quello inizialmente suggerito con i suoi sfoghi e la sua rabbia, proprio dalla madre di Alessandro che da circa tre anni è in lite con la famiglia di origine. Un gelo dovuto alla esclusione sua e dei suoi figli dal patrimonio miliardario del padre, tra i primi imprenditori del Venezuela, e che nei mesi scorsi avrebbero portato a un vivace scambio di battute tra Alessandro e il cugino. Un rancore mai sopito dopo l’estromissione dei Neri dall’impero della famiglia materna che nel giro di poco li aveva fatti precipitare, sia pure dignitosamente, a un tenore di vita che niente aveva a che fare con le Ferrari e le macchine di grossa cilindrata su cui viaggiavano fino a pochi anni prima. Una situazione che per forza di cose aveva portato la famiglia di Laura a disgregarsi, con i primi due figli partiti all’estero e il marito tornato all’attività di orafo a Firenze dove tutta la famiglia viveva prima di essere coinvolta nell’azienda vitivinicola dei Lamaletto. Anche di questo Laura aveva sofferto fino a stare male, malissimo. Accanto a lei era rimasto il terzo dei suoi quattro figli Alessandro, dopo che anche la piccola, Vittoria era andata a studiare a Bologna.
E probabilmente Alessandro più di tutti gli altri, legatissimo alla madre, ne ha risentito fino a sentirsi quasi in dovere di proteggere e provvedere come poteva a lenire le preoccupazioni dell’amatissima madre.
Partirebbe da qui la sua arte di arrangiarsi che, da quello che sta emergendo, l’avrebbe portato in territori sempre più rischiosi, a contatto con persone e dinamiche che probabilmente pensava di poter controllare, mentre progettava con la madre di vendere la casa di Villa Raspa e raggiungere un fratello a Miami. Ma non ha fatto in tempo. Gli hanno sparato.
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