L’autolavaggio scarica nella fogna: 32enne a processo, rischia due anni

FRANCAVILLA. Rischia fino a due anni di reclusione, oltre al pagamento di un'ammenda che può arrivare a 10mila euro, il titolare di un attività di autolavaggio di Francavilla, ritenuto responsabile...
FRANCAVILLA. Rischia fino a due anni di reclusione, oltre al pagamento di un'ammenda che può arrivare a 10mila euro, il titolare di un attività di autolavaggio di Francavilla, ritenuto responsabile di aver sversato le acque reflue industriali della sua attività nel sistema fognario pubblico, senza autorizzazione ed eludendo il servizio di depurazione installato in quel punto. Sono queste le accuse che, sulla scorta del decreto legislativo 152/06, volto a promuovere la qualità della vita attraverso la tutela dell'ambiente, il pubblico ministero del Tribunale di Chieti Giancarlo Ciani ha contestato a un cittadino pakistano di 32 anni, T. H. le iniziali del nome, residente a Francavilla e titolare dell’attività situata sulla Nazionale, nella città adriatica.
I fatti risalgono al mese di ottobre del 2021, quando i carabinieri, accertato l'illecito commesso dal responsabile dell'autolavaggio, hanno provveduto non solo a denunciarlo per i reati previsti dalla normativa ambientale, ma anche al sequestro dell'attività, che per un periodo di tempo è stata costretta a rimanere ferma.
Sulla scorta delle indagini svolte, infatti, eludendo la normativa vigente, l'autolavaggio in questione avrebbe scaricato direttamente nella rete fognaria pubblica le acque residuali derivanti dalla pulizia delle vetture quotidianamente sottoposte a pulizia all'interno dell'impianto.
Il 32enne, difeso dall'avvocato Daniele D'Ortenzio del foro di Pescara, è riuscito in un secondo momento a ottenere il dissequestro dell'esercizio, che dopo essersi messo in regola con le attività di scarico e di depurazione, ha potuto riaprire e riprendere l'attività lavorativa.
Resta però sul 32enne originario del Pakistan il capo d'imputazione, formalizzato dal pubblico ministero immediatamente dopo la chiusura delle indagini preliminari, che lo ha mandato sotto processo. Venerdì scorso si è svolta l'udienza davanti al giudice onorario del Tribunale di Chieti Nicoletta Mariotti, che ha fissato il rinvio a dopo l'estate.
Stando alla normativa vigente, il pakistano titolare dell'autolavaggio rischia adesso un periodo di reclusione che può andare da 2 mesi a 2 anni, oltre a un'ammenda compresa tra i 1500 e i 10mila euro. Questo infatti è quello che prevede il Codice per tale tipologia di reato e di cui ora l'imputato dovrà rispondere. (a.d.f.)
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