L’autopsia: nessuna responsabilità dei medici

Fatale all’ex sindaco l’emorragia provocata dalle fratture del bacino dopo l’impatto con l’auto
PESCARA. Nessuna responsabilità da parte dell’ospedale. Dice questo, in sintesi, l’esito dell’autopsia eseguita ieri dal dottor Cristian D’Ovidio, incaricato dalla Procura di capire come e perché l’ex sindaco Carlo Pace è morto 14 ore dopo l’investimento di cui è stato vittima nel primo pomeriggio di lunedì in via Silvio Pellico.
Secondo quanto valutato e verificato nelle quattro ore di esame da parte del medico all’ospedale di Chieti, la causa della morte sarebbe un’emorragia irrefrenabile, dietro il peritoneo, scatenata dalle fratture estese del bacino che si sarebbero frantumate alla stregua di un bicchiere di cristallo. Creando una serie di ossicini che, proprio come i cristalli di un bicchiere rotto, hanno tagliato anche i vasi del retroperitoneo provocando una fuoriuscita di sangue continua e irrefrenabile al paziente, peggiorato improvvisamente. Un’emorragia causata dalle microfratture del bacino che non sarebbero state ricomponibili neanche con un’operazione d’urgenza.
Ma perché la Tac non ha evidenziato l’emorragia interna, prima che quella dispersione di sangue prostrasse in maniera irreversibile Pace, fino a poco prima dolorante ma in buono stato, tanto da tranquillizzare la moglie al telefono mentre era al pronto soccorso con il figlio? La risposta la dà il direttore generale della Asl, Armando Mancini, che ha visionato tutti gli accertamenti e gli esami eseguiti al pronto soccorso: «La Tac total body è stata fatta, ma non ha evidenziato l’emorragia perché, evidentemente, lo sversamento è stato successivo».
Un’emorragia irrefrenabile e improvvisa che i medici della Rianimazione hanno cercato di tamponare con trasfusioni immediate per tentare di rialzare i parametri dell’ingegnere che invece è andato solo peggiorando. Fino a morire, dopo 14 ore dal suo arrivo in ospedale e dopo una prima prognosi di 40 giorni in Ortopedia per un politrauma e sospette fratture agli arti. Dunque, escluse eventuali responsabilità mediche, resta l’automobilista l’unico indagato di questa tragica storia.
Omicidio stradale senza le aggravanti della violazione del codice della strada o per guida sotto effetto di alcol e di droghe. Da 2 a 7 anni, la pena prevista. Secondo quanto ricostruito dalla polizia municipale, l’uomo, un 65enne di Pescara che lavora in zona, avrebbe visto chiaramente Pace mentre era fermo sul marciapiede lato monti di via Pellico. L’ex sindaco era in attesa dell’idraulico da accompagnare nella casa di famiglia in ristrutturazione. Poi, pochi passi e il dramma. L’auto che lo prende su un fianco in pieno, al punto che il parabrezza va in frantumi. L’ingegnere, soccorso subito dall’investitore, è cosciente. Ma in ospedale la situazione precipita. (s.d.l.)
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