L’avvocato stalker scoperto con i volantini appesi sui muri

L’indagine su minacce e vessazioni alla ex nata da una segnalazione per imbrattamento a Montesilvano Poi, la svolta grazie agli accertamenti del Gruppo antiviolenza e a una perquisizione nell’auto del legale
PESCARA. L’inchiesta sull’avvocato stalker, destinatario di una misura cautelare di divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico, che aveva tappezzato Pescara e Montesilvano di volantini offensivi verso la sua ex con tanto di nome, cognome, numero di telefono e fotografie strappate alla sua intimità, nasce da una segnalazione della polizia municipale di Montesilvano. Il fascicolo è stato aperto per imbrattamento di muri; poi, il caso è esploso grazie alle indagini dei carabinieri e del Gav, il Gruppo antiviolenza del tribunale che ha svolto un ruolo determinante acquisendo le scritte all’interno del tribunale e soprattutto ascoltando la parte offesa quando era già pronta la misura cautelare: un approfondimento che ha permesso di mettere in evidenza anche il reato di revenge porn.
La prima perquisizione fatta nell’auto e nella moto dell’indagato ha portato poi alla scoperta del «kit del perfetto stalker», come lo ha definito il gip Giovanni de Rensis che ha firmato la misura cautelare (con la prescrizione che qualora l’indagato non avesse accettato il braccialetto elettronico, per lui si sarebbero aperte le porte del carcere): tutto materiale utilizzato per tappezzare le due città con le scritte di vari colori «recanti inequivocabili offese alla vittima».
Il giorno dell’esecuzione della misura, la procura, con il pm Anna Benigni, ha fatto sequestrare anche il telefono dell’avvocato, affidato ad un esperto che dovrà tirarvi fuori messaggi e soprattutto immagini: quelle foto osè, strappate all’intimità della donna a sua insaputa, quando la loro relazione clandestina, durata quattro anni, era ancora vitale. Anche il compagno della vittima (che dopo quelle performance aveva deciso di troncare il rapporto salvo poi tornare a frequentare la ragazza) era finito nel mirino dell’avvocato-stalker. Lo chiamava da numeri nascosti per raccontargli il suo rapporto con la sua fidanzata, ma in una occasione l’aveva fatto con il numero in chiaro e da lì tutte le chiamate nascoste erano state annotate dall’uomo e utilizzate durante l’inchiesta. «Inizialmente», riferisce il compagno della vittima, «la sua voce era regolare e sembrava tranquillo fino al momento in cui, vistosi declinare qualsiasi sua richiesta di incontrare la ragazza, si alterava ed iniziava a minacciarla, invitandola a pensarci bene in quanto altrimenti lui “l’avrebbe rovinata, sputtanata e le avrebbe tolto tutto”».
Secondo il gip de Rensis, non ci sarebbero dubbi sulla «reiterazione delle condotte persecutorie poste in essere sino ad oggi (ci si riferisce alla scritta oscena rinvenuta dalla polizia giudiziaria all’interno di questo Palazzo di giustizia (annotazione del Gav della procura)». «Sussiste», prosegue il giudice, «il concreto ed attuale pericolo che l'indagato commetta delitti della stessa specie di quello per cui si procede (atti persecutori che connotano le azioni dello stalker ndr), e ciò per le specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità dell'indagato, desunta dai suoi comportamenti ed atti concreti».
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