L’emergenza del pronto soccorso e le mail del primario ignorate

Agli atti dell’accusa, nei confronti dei vertici della Asl, gli allarmi inascoltati della dottoressa Ferrara Tra le segnalazioni, da luglio 2023, c’è quella record di 53 pazienti in attesa di ricovero da giorni
PESCARA. L’inchiesta sul sovraffollamento del pronto soccorso dell’ospedale di Pescara, che sta curando il procuratore Giuseppe Bellelli insieme al sostituto Gennaro Varone, e che ha portato a mettere sotto inchiesta i vertici nuovi e vecchi della Asl pescarese, è stata alimentata dalle preoccupazioni della responsabile del pronto soccorso, la dottoressa Tiziana Ferrara. Proprio quest’ultima segnalava ai vertici ospedalieri competenti la preoccupante situazione della sua struttura, con una serie di email che i magistrati riportano nell’avviso di garanzia notificato all’attuale direttore generale, Vero Michitelli, al suo predecessore, Vincenzo Ciamponi, ad Antonio Caponetti, ex direttore medico ospedaliero; all’attuale Valterio Fortunato e al direttore sanitario della Asl, Rossano Di Luzio, accusati ora, a vario titolo, di omissione di atti d’ufficio, interruzione di pubblico servizio e abbandono di persona incapace. Note con le quali la dottoressa Ferrara, diventata un asse portante dell’accusa, rendeva noto che i pazienti acuti, per i quali si rendeva necessario il ricovero in reparto, «restassero di fatto, per dichiarata mancanza di disponibilità di posti letto, ricoverati a decine nella struttura di pronto soccorso per più giorni».
LE MAIL IGNORATE
Già il 24 luglio del 2023 la responsabile del pronto soccorso segnalava la presenza di 121 pazienti, dei quali 40 in attesa di ricovero da più giorni. Il 5 dicembre scorso veniva poi segnalato l’overboarding di 49 pazienti in attesa di ricovero da oltre 10 giorni; il 3 gennaio 2024 segnalava la presenza in pronto soccorso di 144 pazienti, 53 dei quali in attesa di ricovero, tutti naturalmente sistemati in «spazi fortunosamente ricavati con la stesura di teli a protezione della privacy, con conseguente impegno dei medici di pronto soccorso oltre la propria competenza specifica e conseguente sottrazione degli stessi ai loro compiti di elezione», come scrivono i magistrati nell’avviso di garanzia.
Ma la responsabile del pronto soccorso ha fatto di più, fornendo anche possibili soluzioni, rimaste disattese dai vertici Asl che mantenevano «scientemente una completa inerzia, in violazione dei propri doveri funzionali, senza fornire spiegazioni a tale omissione e così intenzionalmente favorivano, o comunque non impedivano, la grave situazione sopra descritta, arrecando un gravissimo e palese turbamento al servizio di sanità pubblica, consentendo, e non impedendo, che il pronto soccorso operasse in costante superamento dell’indicatore statico di criticità (più di 45 pazienti su 60 box disponibili) in danno dell’utenza».
LE SOLUZIONI PROPOSTE
E cosa proponeva Ferrara per arginare il problema? «Abbattere il limite di età per il ricovero in Medicina; predisporre ricoveri per competenze di reparto contigue alla diagnosi di pronto soccorso; impegno in boarding di pronto soccorso dei medici competenti reparti, in caso di picchi overcrowding; equilibrare il rapporto tra pazienti ricoverati in boarding presso il pronto soccorso e pazienti per i quali fosse previsto in reparto un ricovero programmato; ripristinare la funzionalità della piattaforma informatica “c.d. cruscotto”, che avrebbe consentito al pronto soccorso di conoscere in tempo reale ed oggettivo le disponibilità del reparto; rendere funzionale l’indice Nedocs, idoneo a segnalare le condizioni di saturazione del pronto soccorso».
IL SILENZIO DEI VERTICI
Un lungo elenco di “rimedi” (tutti elencati nell'informazione di garanzia), almeno per evitare situazioni incontrollabili all’interno della struttura di prima emergenza: ma, stando a quanto sostiene l’accusa, nessuno degli indagati avrebbe posto rimedio a questo sovraffollamento, anzi qualcuno avrebbe anche disatteso la norma prevista dal decreto ministeriale (70/2015) e dalla legge regionale (60/2023).
Sarebbe rimasto inascoltato anche l’invito dell’assessorato regionale alla sanità esplicitato nel corso della riunione del 27 maggio 2024 sull’argomento, «così da liberare i reparti per acuzie dai pazienti necessitanti soltanto di riabilitazione». E in relazione a questo invito, Di Luzio si sarebbe limitato a «dichiarare la “impossibilità” o la necessità di lunghi tempi - due anni - per l’attivazione», come sostiene la procura.
ABBANDONO DI INCAPACE
Il reato di abbandono di persone incapaci è contestato invece solo a Michitelli, Caponetti e Fortunato, in relazione ai pazienti rimasti per giorni in pronto soccorso pur avendo fratture, in attesa di un ricovero in Ortopedia per l’eventuale intervento chirurgico. Tutto questo dovrà essere chiarito dagli indagati (assistiti da un collegio difensivo composto dagli avvocati Mirko D’Alicandro, Fabio Nieddu, Gaetano Mimola ed Ernesto Torino Rodriguez) nel corso degli interrogatori davanti ai magistrati che dovranno ancora essere fissati.

