L’emergenza si allarga Gli sfollati sono 35mila

1 Novembre 2016

Sempre più Comuni coinvolti, gravi problemi nel Teramano. Oltre 700 scosse Nelle zone colpite secondo l’Ingv il suolo si è abbassato fino a 70 centimetri

ROMA. Esattamente come la spaventosa onda sismica che ha seminato distruzione, la conta dei danni del terremoto del 30 ottobre si fa di ora in ora più grave, mentre le repliche si susseguono, con oltre 700 scosse registrate ieri, 18 delle quali di magnitudo superiore a 4. «Dopo un terremoto di 6,5 potremmo arrivare a registrare scosse di assestamento pari a 5» mette in guardia Salvatore Mazza, sismologo dell’Istituto nazionale di vulcanologia. Secondo l’Ingv la lettura dei primi dati inviati dai satelliti ha rivelato che nelle zone colpite il suolo si è abbassato in alcune zone fino a 70 centimetri.

Dal 24 agosto, quando vennero colpiti i comuni di Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto le scosse sono state 20mila. Una ripetizione infinita che ha provato duramente la popolazione, ma non l’ha piegata. A questa resistenza tenace, alla volontà di restare, il governo ha dato ieri una prima risposta, annunciando l’arrivo entro Natale di container, una fase intermedia prima della realizzazione delle casette di legno, per cui saranno necessari almeno sette mesi.

Ma prima ancora dei container, nonostante le temperature in picchiata, la gente chiede di avere tende, per poter restare vicino a case, negozi, allevamenti. Per evitare partenze che potrebbero essere senza ritorno. Il numero degli sfollati è enorme. Solo nelle Marche si parla di 25mila persone: 20.766 nella sola provincia di Macerata, 1.898 in quella di Fermo, 2.247 ad Ascoli e 526 ad Ancona. Le “zone rosse” sono 218, la maggior parte, 162 nella sola provincia di Macerata. Oltre cento gli edifici con danni gravissimi.

In Umbria, secondo la Regione, gli sfollati sono circa 5mila, 2800 dei quali assistiti in strutture comunali, alberghi o tende, molti dei quali bisognosi di vestiario. Ma si aggrava la situazione anche in Abruzzo, nel Teramano, dove sono oltre 3mila le persone fuori casa perché con la casa lesionata o in attesa di verifiche, con 18 comuni interessanti. Duemila sfollati si contano nel solo comune di Montorio al Vomano. Nell’Aquilano i centri colpiti sono 14. Nel Lazio 800 le persone assistite.

Resta critica anche la situazione delle strade, con crolli ovunque, mentre preoccupa l’enorme frana che ha investito il fiume Nera tra Visso e Norcia, ostruendo l’alveo. «Il numero di 15mila persone assistite è fluttuante e non escludo che possa crescere nelle prossime ore - spiega Immacolata Postiglione, responsabile delle operazioni di emergenza della Protezione civile - La situazione è sempre più complessa, estesa su quattro Regioni con un’area di Comuni che si allarga sempre di più». Più di 500 persone sono accolte in alberghi nell’area del Trasimeno e oltre 4.000 sulla costa adriatica. A queste si aggiungono circa 3.000 persone accolte in Umbria mentre altre 7.000 nelle Marche sono ospitate in strutture di prima accoglienza comunali.

Gli “irriducibili” sono ovunque. «Non vogliamo essere deportati» ripetono mentre in piccoli gruppi rientrano in casa con i vigili del fuoco per recuperare pochi oggetti personali. Per questo in Umbria, ha annunciato la presidente Catiuscia Marini, saranno allestite tende collettive che potranno ospitare centinaia di persone, mentre la Protezione civile ha già installato nelle aree coinvolte 11 cucine da campo oltre a posti medici avanzati a Norcia, Cascia e Tolentino. «Servono roulotte, tende, moduli» chiede il vice sindaco di Preci Paolo Masciotti. A Camerino l’università, motore dell’economia della città, tenta faticosamente di ripartire mentre molti studenti, soprattutto stranieri, sono sfollati: «Dobbiamo fare di tutto per riprendere le lezioni, in qualunque luogo sia possibile» dice il rettore Flavio Corradini. «E che non ci siano Comuni di serie A e di serie B - insorge Pietro Cecoli, sindaco di Montecavallo (Macerata) - Se sei senza telecamere non esisti? Anche noi abbiamo una abbazia di San Benedetto».

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