L’epidemia cambia il lavoro «Diamo più spazio al digitale»

3 Marzo 2020

CHIETI. Rivoluzionare il modo di lavorare, l’organizzazione nel suo insieme e gli spazi fisici e logici dell’azienda. In quest’ottica, l’emergenza coronavirus può essere vista anche come una...

CHIETI. Rivoluzionare il modo di lavorare, l’organizzazione nel suo insieme e gli spazi fisici e logici dell’azienda. In quest’ottica, l’emergenza coronavirus può essere vista anche come una opportunità? Sì secondo il Consiglio dell’ordine degli ingegneri della Provincia di Chieti e la Commissione dell’ingegneria dell’informazione.
«Il cambiamento è così evidente», spiega Giuseppe Totaro, presidente dell’Ordine, «che il paradigma del digital workspace - e quindi spazi di lavoro online dove ogni individuo può accedere in maniera univoca alle informazioni indipendentemente dal luogo, dal momento o dal dispositivo utilizzato - ha già preso il posto di quello della postazione fisica di lavoro, spostando il focus sul concetto di “chi sei/cosa fai” rispetto al “quando entri/quando esci/dove sei”. Lo smart working è molto di più: è un nuovo approccio al tradizionale modo di lavorare e di collaborare in una organizzazione. E presuppone significativi cambiamenti».
Altro aspetto fondamentale sono i servizi digitali delle pubbliche amministrazioni italiane poco usati perché difficili da utilizzare. «E questo perché i processi interni di back office sono ancora legati alla carta», sottolinea Massimo Staniscia, coordinatore, per l’Ordine, della Commissione ingegneria dell’informazione, «non sono stati adeguati all’ottica digitale. Il problema non è la disponibilità dei servizi in quanto tale, in media con l’Unione europea, ma che i servizi della pubblica amministrazione digitale italiana siano poco usati come ricorda un recente rapporto della Commissione Ue. È chiaro che per invertire la rotta serva un adeguamento del back office tale da permettere ai cittadini di fruire dei servizi in maniera reale ed effettiva. Ma tutto questo non basterà ancora se manca l’ingrediente fondamentale: la motivazione delle persone al cambiamento. Solo così il digitale sarà un nuovo rinascimento in grado di restituire democrazia, trasparenza ed efficienza ai cittadini».