L’esercito in classe per i vaccini: arrivano studenti e genitori

Ragazzi in fila dalle 7,45 per la dose. E tra timori e silenzi c’è chi sdrammatizza: «Ora sono invincibile» Il preside: «Operazione importante per raggiungere più persone possibile». Prossima tappa, la Rossetti
PESCARA. I primi si sono presentati di buon’ora, alle 7.45. Poi, tutti gli altri. E qualche minuto dopo le 8.30 nel cortile del liceo scientifico Galilei sono arrivati anche i vaccini, consegnati al personale dell’Esercito da una addetta della Asl sotto gli occhi del preside Carlo Cappello, del direttore del Dipartimento di prevenzione della Asl, Ildo Polidoro, del vice sindaco Gianni Santilli e del colonnello Salvatore Falvo, dei carabinieri. La palestra della scuola, ieri mattina, si è trasformata in un centro vaccinale dove un medico e due infermieri dei team mobili della Difesa (con loro c’era il generale Saverio Pirro) hanno accolto studenti e genitori. Si sono fatti inoculare la dose di Moderna otto giovani e due genitori mentre chi puntava alla seconda dose di Pfizer è stato subito indirizzato al centro vaccinale di via Tirino e alle 10 la prima giornata di somministrazione dei vaccini nelle scuole era conclusa.
Tutti zitti, i ragazzi che si sono accomodati nella palestra in attesa del proprio turno. «Ho più paura dell’ago che del vaccino», ha detto Fabrizio Giulianelli, primo arrivato, accompagnato dalla mamma Carola Febo. E poi, dopo l’inoculazione, è andato regolarmente a scuola anche perché «ora dovrei essere immortale», ha commentato ironicamente il 14enne. «Il mio unico dubbio», ha commentato la madre, «riguarda gli effetti a lungo termine: non sappiamo quali possono essere le reazioni, un domani. Ma era importante vaccinarlo, anche perché non si può mettere in pericolo la nonna, che ha 92 anni. E questi open day sono importanti, ai fini della sensibilizzazione».
Si è vaccinata senza tentennamenti Camilla Di Pentima, 15 anni. «È andato tutto bene, nessun dolore, ma ero in ansia. E adesso posso fare sport, andare al ristorante e alle feste. Sono più libera», ha commentato, mentre la madre, Monica Galanti Occulti, non ha nascosto la preoccupazione. «Non è una decisione presa a cuor leggero, ma è giusto che sia così, anche se i timori sono tanti». Il consiglio è di vaccinarsi perché «è un modo per avere rispetto di se stessi e della comunità. Non si può mandare in giro dei ragazzi senza vaccinarli, diventa un problema per tutti».
È «contenta di averlo fatto» Diletta Gherardi, 17 anni, anche lei accompagnata dalla madre, Maria Grazia. «Il personale che si occupa dei vaccini mette a proprio agio i ragazzi, i modi sono carini, e quindi meglio qui che in un locale freddo. Avevo più paura io di mia figlia», ha aggiunto la donna, ma la scelta è stata quella di procedere alla vaccinazione, «per quanto io abbia i miei dubbi». Un passo che andava fatto «perché mia figlia si sentiva emarginata e vuole tornare in palestra, non si può bloccare la vita di un 17enne».
È maggiorenne e ha raggiunto la palestra del liceo da solo Francesco Padovano, 18 anni. «L’ho fatto convinto ed è andato tutto bene. Fino ad ora ho evitato perché non ero sicuro ma in questo momento comanda il Green pass e quindi era meglio fare il vaccino, per la mia libertà. Sì, ho pensato alla libertà, non ho messo in conto che avrei potuto avere problemi di salute». Fino ad oggi «qualche limitazione l’ho subita, non potendo andare al cinema o a giocare a calcio con gli amici» che «sono quasi tutti vaccinati». Madre e figlio si sono fatti iniettare la dose a pochi minuti di distanza uno dall’altro anche se «non sono troppo convinti di questa scelta». È stato Michele Dyedkov, 14 anni, a convincere la madre Tetyana Dyedkova «e comunque non avrei potuto fare altrimenti, per poter lavorare», ha raccontato la donna. «Fino ad ora abbiamo aspettato perché non si capiva niente, c’era troppa negatività. Sicuramente ora mio figlio sarà più libero, potrà andare al cinema mentre prima doveva fare il tampone, che costa abbastanza».
Tra i vaccinati di ieri ci sono anche due fratelli gemelli, Andrea e Giovanni Menzietti, sedicenni, accompagnati dai genitori. «È un giorno importante, una scelta di senso civico, un dovere sociale», ha commentato il padre Mauro davanti al sindaco Carlo Masci. E poi per i ragazzi c’è la «necessità di mantenere le relazioni, di fare attività. Quindi abbiamo approfittato di questa splendida iniziativa del Galilei, che ringraziamo». «Abbiamo risposto alla richiesta della Asl», ha detto il preside Cappello sottolineando che «è stato organizzato tutto in pochissimo tempo». Un’operazione «importante, per raggiungere quante più persone possibile, e vanno coinvolte altre scuole». Al Galilei non c’è stato alcun problema con il personale: «Non abbiamo rimandato indietro nessuno e anche se si sollevano polemiche sulla scuola, il 97% del personale, dicono le statistiche, ha risposto bene». Prossima tappa alla Rossetti, domani, dalle 9, dove - annuncia Santilli - si potranno vaccinare anche gli studenti del comprensivo 3 (Mazzini), del Coreutico e del Misticoni.

