L’esperta: è una garanzia per l’Abruzzo

25 Maggio 2020

La ricercatrice Santuccione: «Bisogna avere strutture sempre pronte per le emergenze»

PESCARA. «Non si può organizzare la sanità senza tener conto della medicina d’emergenza. Strutture come l’ospedale Covid sono indispensabili per non farci trovare impreparati alle prossime pandemie o catastrofi naturali». A parlare è Antonella Santuccione, la scienziata di origini pescaresi che vive in Svizzera, co-fondatrice della fondazione Women’s Brain Project, fra le massime esperte di malattie del cervello e della mente. La dottoressa abruzzese è stata tra le prime a suggerire alla Regione la necessità di costruire un ospedale solo Covid. «Il 10 febbraio una delle mie collaboratrici della Women’s brain project è partita per andare in Cina», spiega Santuccione, «perché in Svizzera si era messa in moto una macchina per portare aiuti scientifici e umanitari a Wuhan. Dalla Cina lei ci forniva tutte le informazioni necessarie per capire quello che stava accadendo e quello che si sarebbe dovuto fare. Nei primi giorni di marzo, quando la pandemia è arrivata anche in Abruzzo, la mia terra, ho passato alla Regione le informazioni scientifiche che avevo ricevuto dalla Cina e dal nord dell’Europa. Ho suggerito la necessità di costruire un ospedale dedicato al Covid. La storia», aggiunge la dottoressa pescarese, «ci insegna che in questi casi l’isolamento è l’unica soluzione che abbiamo. Vanno isolati pazienti, medici e personale sanitario in strutture dedicate per evitare la contaminazione».
Ora l’ospedale Covid di Pescara è pronto per accogliere i primi pazienti. «Sono stupita dai tempi record con i quali è stata messa su questa struttura», dice Santuccione, «considerando anche i tempi biblici della burocrazia in Italia. Sarebbe stato meglio avere questi ospedali al punto zero dell’epidemia, ma sono contenta che l’Abruzzo ora abbia una struttura adeguata che permetterà all’ospedale normale di riprendere la sua attività ordinaria e garantirà una maggiore protezione per gli altri pazienti e per tutto il personale sanitario».
La stessa strategia usata anche nel resto del mondo. «In Cina abbiamo visto ospedali nascere dal giorno alla notte. Lì hanno iniziato ad isolare i pazienti dall’inizio, già dal secondo giorno di sintomatologia. Stessa cosa hanno fatto a Taiwan e in Corea. In Germania anche sono partiti dal punto zero con strutture separate dedicate solo ai pazienti Covid perché hanno utilizzato grossi ospedali universitari per il coronavirus, mentre gli ospedali piccoli hanno continuato a svolgere la loro funzione ordinaria». «In Italia», osserva Santuccione, «il problema è che ci sono meno strutture. Bisogna ricordarsi sempre della medicina d’emergenza e quindi è importante avere strutture pronte nel momento del bisogno».
La particolarità dell’ospedale Covid di Pescara è che sorge all’interno di un blocco ospedaliero anche se gli spazi sono completamente separati. «Devono essere separati», spiega la ricercatrice pescarese, «perché va evitata la contaminazione. Devo dire che l’Abruzzo ha gestito l’emergenza in maniera lodevole. Probabilmente, ha fatto più di quello che poteva fare. Dissi subito alla Regione di chiudere gli ospedali e le case di riposo e penso che questo sia stato fatto correttamente. Ora bisogna saper usare l’ospedale Covid e riutilizzarlo per altri scopi anche dopo che l’epidemia sarà finita. Nel mio piccolo», conclude Santuccione, «sono contenta di aver aiutato il mio Abruzzo». (g.g.)
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