L’esperto: alunni a scuola tutti i rischi da evitare

2 Settembre 2020

Il direttore di Neuropsichiatria infantile, Cerbo: occhio ai traumi dei bambini  Devono superare la dipendenza tecnologica da abuso di cellulari e computer

L’AQUILA. Ritornare in classe dopo l'emergenza coronavirus potrebbe rappresentare per i bambini una sorta di trauma con paure e stress dovute al prolungato lockdown che ha bloccato la normale vita sociale, anche per alunni delle scuole. Bambini e adolescenti hanno subìto danni dall’isolamento in casa, soprattutto per l’overdose di tecnologia, di tv e anche dalla mancanza di relazioni e contatto fisico con coetanei e insegnanti. Ecco perché occorre mettere in atto delle strategie per fronteggiare gli effetti di questa assenza forzata dalle aule e facilitare il ritorno alla normalità con la prossima apertura del 24 settembre.
Sull'argomento abbiamo sentito il direttore del reparto di Neuropsichiatria infantile della Asl di Pescara, Renato Cerbo, secondo cui un'attenzione particolare andrà rivolta agli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali che più degli altri hanno risentito del lockdown e che dovranno essere sostenuti anche psicologicamente oltre che didatticamente.
Secondo l’Agesc, Associazione genitori scuole cattoliche, la pandemia in atto ha lasciato un disastro psicologico e psichiatrico alle proprie spalle. A pagare le conseguenze saranno soprattutto i più piccoli. I bambini e i ragazzi di oggi come hanno vissuto questo lockdown?
«Non c'è dubbio che la pandemia abbia lasciato in tutti noi e quindi anche nei bambini e nei ragazzi dei vissuti in ansia e insicurezza, anche se non dobbiamo generalizzare perché nei bambini questi sentimenti sono spesso mediati dai vissuti dei genitori e degli adulti di riferimento e quindi le situazioni possono essere molto differenti e variare da un leggero senso di incertezza nel futuro a veri e propri disturbi come ansia con attacchi di panico, depressione e disturbi psicosomatici. Preoccupano inoltre gli effetti a lungo termine del periodo di lockdown e di isolamento sociale in quanto l'esperienza di condivisione quotidiana con i coetanei è fondamentalmente per lo sviluppo psicologico. Abbiamo già visto per esempio un aumento di casi di dipendenza tecnologica da abuso di cellulari e computer con comportamenti di ritiro sociale che sono molto gravi e preoccupanti».
-Secondo lei anche il rientro a scuola per bambini e adolescenti sarà traumatico?
«Credo che il rientro a scuola sarà un momento molto positivo per tutti gli alunni ma bisogna evitare che non diventi via via un momento di tensioni e di ansie ulteriori a causa di una scarsa organizzazione e di misure preventive del contagio confuse e non chiare. Sarà molto importante accogliere gli alunni al rientro scolastico in un clima di serenità e di fiducia nella loro capacità di comprendere la situazione e le misure che saranno necessarie per evitare una ricaduta nel lockdown che sarebbe deleteria per tutti noi ma soprattutto per loro che risentiranno ancora di più della perdita di un altro anno scolastico in presenza».
Per preparare insegnanti di scuola primaria e scuola media è stato pubblicato un e-book formativo curato da due esperti del Dipartimento di Filosofia, Scienze sociali, umane e della formazione dell'università di Perugia. Che ruolo avranno secondo lei gli insegnanti?
«Si sta dando molta importanza alle misure di prevenzione del contagio dal punto di vista pratico (distanziamento, mascherine, ecc.) ma sarà altrettanto importante considerare e prepararsi nei prossimi giorni al modo in cui verranno comunicate queste misure. In questo il ruolo degli insegnanti è fondamentale, perché essi dovranno puntare soprattutto sulla capacità degli alunni di comprendere l'importanza delle misure preventive per evitare il contagio sia in senso individuale che collettivo e quindi sul loro senso di responsabilità e di solidarietà verso le persone più esposte e fragili. In fondo i ragazzi hanno già dimostrato durante il lockdown che sono capaci di essere collaborativi e responsabili quando le richieste degli adulti sono espresse in modo semplice, diretto e chiaro».
Cosa potranno fare invece i genitori da parte loro?
«Anche ai genitori va chiesto di essere di essere collaborativi in particolare con le istituzioni scolastiche. I bambini hanno bisogno di ricevere messaggi univoci dal mondo degli adulti. Sarebbe deleterio assistere a conflitti tra scuola e famiglia in un momento cosi delicato. Nei prossimi mesi dovremo tutti dimostrare di avere un grande senso civico e di comunità».