L’esperto: la quarta ondata si evita con le vaccinazioni

Per Albani il rischio c’è ed è molto forte: ci giochiamo tutto nelle prossime tre settimane E chiede ai no vax di cambiare rotta: «L’epidemia non si affronta in modo ideologico»
«Grazie ai vaccini stiamo riuscendo a tenere basso il numero dei ricoveri e quasi ad azzerare quello dei decessi. Non possiamo ancora parlare di quarta ondata, ma le prossime tre settimane saranno cruciali per la gestione dell’emergenza sanitaria e non possiamo abbassare la guardia proprio ora».
Con queste parole Alberto Albani, referente regionale per le emergenze e primario del pronto soccorso di Pescara, sintetizza la fase attuale della pandemia, sottolineando che la partita chiave, oggi, si gioca fuori dagli ospedali e su due tavoli decisivi: quello delle vaccinazioni e quello del tracciamento dei contatti.
Professor Albani, il numero dei nuovi casi positivi sta risalendo gradualmente ma la situazione sembra ancora sotto controllo. Quali scenari si aspetta a breve e a lunga scadenza?
«In Abruzzo stiamo registrando un lento ma costante aumento dei casi positivi, ma l’andamento della curva è in linea con quello nazionale e di alcuni paesi europei.
Non possiamo ancora parlare di quarta ondata, perché per fortuna non abbiamo numeri importanti nei reparti Covid degli ospedali. L’aumento dei casi positivi si associa infatti ad un basso numero di ricoveri in terapia intensiva e di decessi: questo aspetto è fondamentale per la tenuta del sistema sanitario».
I reparti Covid degli ospedali abruzzesi sono quasi vuoti e questo fa ben sperare. Ma il personale sanitario verrà smobilitato o resterà in allerta?
«Tutto il personale sanitario resta attivo e in allerta. In questo periodo, fortunatamente, abbiamo potuto dedicare i posti di terapia intensiva e sub intensiva alle esigenze dei malati non Covid, che ovviamente continuano ad aver bisogno di cure anche in tempi di pandemia».
La crescita dei nuovi casi è accompagnata da pochi ricoveri e da quasi nessun decesso. Si tratta di una situazione opposta rispetto allo scorso anno. Lei che spiegazione si è dato?
«Certamente è il risultato di una campagna di vaccinazione di massa che sta procedendo a buon ritmo, e che ci sta aiutando a tenere basso il numero dei ricoveri e quasi ad azzerare quello dei decessi.
Mi ritengo moderatamente ottimista per il futuro prossimo, a patto che il sistema di tracciamento dei contatti funzioni a pieno ritmo, nelle prossime settimane, e che i vaccini riescano a contrastare l’eventuale diffusione di nuove varianti oltre alla Delta. Mi permetta però di sottolineare ancora una volta l’importanza del contact tracing: abbiamo da poco assunto sei nuovi medici Asl proprio per insistere su questo, accanto ovviamente al processo di immunizzazione della popolazione».
Qual è la sua opinione sui cosiddetti no vax? Cosa direbbe loro per convincerli a cambiare idea sui vaccini? «Abbiamo avuto tanti no vax che sono stati ricoverati nei nostri ospedali e poi sono deceduti. Purtroppo queste persone sono ancora uno spicchio considerevole di popolazione in Abruzzo (oltre 320mila, ndr), e il loro numero ci preoccupa perché rappresentano la vera falla del sistema sanitario.
Ma a questi individui basterebbe ricordare il numero dei morti totali dall’inizio della pandemia, anche perché ormai vaccinarsi è diventato facilissimo.
I numeri sono tutti lì ma, accanto a quelli realmente indecisi sulla vaccinazione, ci sono persone che ormai ne hanno fatto una questione ideologica e con loro diventa molto difficile ragionare».
Se dipendesse da lei, renderebbe obbligatorio per tutti il vaccino contro il Covid?
«Sì, se dipendesse da me renderei la vaccinazione obbligatoria per tutti».
Capitolo Green pass: lei ce l’ha già?
«Certo, l’ho già ottenuto e devo anche riconoscere che sta avendo un effetto trainante sulla campagna di vaccinazione. L’aumento del numero di prenotazioni negli ultimi sei giorni (oltre 16mila in Abruzzo) è stato tangibile dopo gli annunci del governo sull’estensione del suo utilizzo, a partire dal 6 agosto.
Ci sono arrivate tantissime nuove richieste di prime dosi che, sul breve periodo, non potranno essere evase totalmente. Attendiamo infatti l’arrivo dei nuovi sieri (273mila dosi tra Pfizer e Moderna per gli ultimi giorni di luglio e l’intero mese di agosto). Il picco dei rifornimenti per l’Abruzzo ci sarà dopo Ferragosto, e a quel punto potremo riprendere le vaccinazioni in maniera massiccia, sperando di raggiungere una copertura soddisfacente il prima possibile».
Dove e per quali attività renderebbe obbligatorio il Green pass?
«Bisognerebbe renderlo obbligatorio per tutte le categorie di persone che svolgono un lavoro ad alto impatto sociale.
Penso al personale scolastico e agli insegnanti, ma anche a tutti coloro che lavorano sui mezzi di trasporto, penso anche ai commessi dei supermercati e a tutti coloro che sono particolarmente esposti al rischio di contagio».
Pochi giorni fa è stato dato il via libera al vaccino Moderna anche per gli adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni. Crede che questa possa essere l’arma decisiva per la riapertura totale delle scuole in presenza?
«Sarà certamente un’arma importante, ma non so se possa essere quella decisiva. Certamente quella è una fascia di popolazione da immunizzare in fretta in vista dell’arrivo dell’autunno.
Con l’Unità di crisi, infatti, in una delle ultime riunioni abbiamo deciso di organizzare campagne ed eventi specifici per sensibilizzare i più giovani, ma anche i loro genitori, in vista della riapertura delle scuole».
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