L’esperto: sotto controllo i tredici casi sembrati sospetti

2 Febbraio 2020

Intervista a tutto campo al professor Parruti, ecco cosa fare per evitare il contagio

Sono tredici in Abruzzo i casi “sotto protocollo”: una giovane coppia a Teramo, un bimbo di 5 anni all’Aquila, tutti cinesi, e dieci pazienti a Pescara.
Ma nessuno di questi è infetto da Coronavirus. È rassicurante il professor Giustino Parruti, primario di malattie infettive all’ospedale pescarese “Spirito Santo” e coordinatore dell’emergenza in Abruzzo su incarico della Regione.
Professor Parruti, come stanno la coppia teramana e il bimbo ricoverati, e i dieci pazienti pescaresi?
«Innanzitutto le do la situazione di Teramo. I due pazienti sono stati ricoverati prudenzialmente. Si è preferito il ricovero all'isolamento fiduciario domiciliare che abbiamo invece utilizzato per le dieci situazioni qui a Pescara, semplicemente per questioni logistiche non perché ci fosse una gravità maggiore. I pazienti stanno bene, oggi (ieri, ndr) sono anche senza febbre. I test che sono stati effettuati sono risultati negativi per l'influenza. Rimangono in un isolamento cautelativo per loro e per gli altri. Ma già domani, se non ci sarà alcuna progressione delle condizioni cliniche, sarà probabilmente deciso di rimandarli a casa per proseguire l'isolamento fiduciario domiciliare».
Si esclude il contagio da Coronavirus?
«Mi sento di escluderlo. Le spiego che noi mandiamo i campioni per gli esami allo Spallanzani di Roma quando al criterio epidemiologico si associa quello di una sindrome respiratoria acuta severa (Sari, ndr) e anche non severa. Ma non è il caso di questi pazienti. Per il bimbo dell'Aquila, e solo per lui, c'è stato l'invio del campione (il responso tornato alle 22 di ieri ha escluso il contagio, ndr). Si tratta però di un paziente in età pediatrica per il quale, sebbene il rischio fosse analogamente basso, abbiamo preferito adottare una particolare precauzione. Infine a Pescara abbiamo una decina di pazienti, nessuno dei quali ha sviluppato una Sari ed è a rischio di trasmissione del virus. Ci stiamo muovendo in modo molto equilibrato, non viene risparmiata la valutazione a nessuno senza che ci sia un eccesso di allarme».
Cosa prevede il protocollo?
«Il criterio epidemiologico prevede di tenere sotto osservazione fino al compimento del 14esimo giorno le persone che sono rientrate dalla Cina. L’osservazione diventa un isolamento fiduciario domiciliare se ci sono sintomi lievi che potrebbero evolvere. Si resta così in contatto biquotidiano con il paziente per un eventuale chiamata allo screening ospedaliero oppure può essere preferito il ricovero quando ci sono sintomi più consistenti che richiedono una maggiore valutazione clinica. Ma, ripeto, i campioni vengono inviati a Roma solo quando si configura una sindrome respiratoria acuta».
Qual è il suo ruolo in questo momento?
«L'assessore regionale Nicoletta Verì e la dottoressa Stefania Melena (Servizio della Prevenzione e Tutela Sanitaria) hanno chiesto a me e al dottor Arturo Di Girolamo (Asl Lanciano, Vasto Chieti), di supervisionare la situazione per garantire un'azione coordinata».
Quali consigli si sente di dare a livello epidemiologico?
«Questa è la domanda più importante perché, per essere preparati al meglio, tutta la popolazione deve dare il proprio contributo. Premetto che l'influenza è un enorme moltiplicatore dell'effetto di qualsiasi virus. Se noi aumentiamo l'attenzione sull'influenza, vaccinandoci, accresciamo la nostra capacità di resistere ad altri virus respiratori. Nella pratica le precauzioni da adottare sono due: il lavaggio frequentissimo delle mani, non dico ossessivo, ma frequente sì perché le particelle che portano l'influenza oltre che dal naso vengono trasmesse dalle mani. La seconda cosa è che bisogna assolutamente coprirsi la bocca tutte le volte che si starnutisce o si fa tosse. Troppe persone non lo fanno ma è come buttare una carta per terra: se un miliardo di persone lo fa troveremmo a terra un miliardo di carte. Ma non è mai troppo tardi per imparare, diceva tanti anni fa una trasmissione Rai. Allora non è mai troppo tardi per vaccinarsi, perché ci sono ancora le ondate di febbraio e marzo che verrebbero protette, e non è mai troppo tardi per adottare precauzioni semplici ed efficaci. È una questione di buon costume.
Sono utili le mascherine? «Anche in questo caso posso dare due consigli. Il primo è che sono perfettamente efficaci. Se porto una mascherina e sto a una distanza di non meno di un metro dal mio interlocutore potenzialmente a rischio, quell'interlocutore non mi può fare nulla. La protezione è del 100%. Ma invito la popolazione a non fare incetta di mascherine nelle farmacie. Sono diventate introvabili per chi ne ha realmente bisogno. In altre parole: io sono protetto non se ho le mascherine in casa, ma se so che chiunque debba mettersela la trova sul mercato».
Perché il Coronavirus fa più paura più di un’influenza stagionale che in Italia fa 7mila morti l’anno?
«Cerchiamo di rispondere bene se no creiamo panico. Il Coronavirus del terzo tipo, nel caso impossibile che dovesse arrivare, sarebbe molto pericoloso perché l'influenza si complica in maniera grave/mortale nell'80 per 10mila dei casi mentre il Coronavirus può portare a morte il 2 per cento degli infetti. Tenendo presente che la popolazione italiana è tra le più longeve al mondo e che abbiamo tantissimi ultrasettantenni, la circolazione non controllata del Coronavirus potrebbe essere molto impattante. Ma stiamo operando bene. Non dobbiamo fare altro che controllare l'influenza e saggiare tutti i casi che potrebbero essere di importazione. È il nostro compito che portiamo avanti in modo sereno».
Infine che cosa si può dire per placare gli allarmismi di manzoniana memoria?
«Le do una risposta importante. Sul Coronavirus cinese stanno circolando storie incredibili. La verità è un'altra, ed è un enorme esempio di quanto stia evolvendo la globalizzazione. Il 31 dicembre i cinesi hanno avvisato il mondo intero e già il 13 gennaio hanno messo a disposizione del mondo le conseguenze del virus. Così è successo che tutti i Paesi più organizzati, come il nostro, hanno potuto mettere in atto uno stato d’allerta ben prima che arrivassero i casi sospetti. È importantissimo per evitare che ci siano morti al di fuori della Cina. Tutti i sistemi organizzati hanno oggi la perfetta possibilità di contenere i casi sospetti grazie al provvedimento di riduzione dei viaggi. Abbiamo beneficiato di un anticipo e possediamo degli strumenti per bloccare la diffusione del virus».
Bene professore, molto bene. L’allarmismo ha un lato positivo se diventa comunicazione e informazione.
«Sì», conclude Parruti, «è proprio così»
©RIPRODUZIONE RISERVATA