L’esperto spiega i 5 quesiti

10 Giugno 2022

Giustizia, domenica al voto: il costituzionalista Di Salvatore chiarisce i dubbi  

A circa 48 ore dal voto per il referendum sulla giustizia, che chiamerà alle urne oltre 1 milione e 200 mila abruzzesi, il professor Enzo Di Salvatore, docente di diritto costituzionale all'Università di Teramo, spiega in maniera semplice i cinque quesiti e gli effetti che un'eventuale abrogazione potrebbe comportare.
1) TESTO UNICO
INCANDIDABILITÀ
ll primo quesito referendario riguarda "l'abrogazione del testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di governo, conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi".
«In questo caso», afferma il professor Di Salvatore, «quello che si vuole fare è eliminare l'incandidabilità automatica dei parlamentari, dei membri del governo e di tutti coloro che ricoprono una carica istituzionale che, ad oggi, risultano non candidabili in caso di condanna. Nel caso dei parlamentari, essi decadono dalla carica. Con l'abrogazione si mira a cancellare la Legge Severino, consentendo anche a coloro che venissero condannati in via definitiva di accedere alle cariche di governo».
Oltre all'incandidabilità, la legge riguarda l’ineleggibilità e la decadenza automatica per parlamentari, rappresentanti di Governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali in caso di condanna. Al momento, per chi è in carica, è sufficiente una condanna in primo grado anche non definitiva per la sospensione immediata dall'incarico. Il quesito proposto va nella direzione di sciogliere il nodo sugli amministratori sospesi, che poi sono risultati innocenti o assolti.
«Si chiede se si vuole eliminare l’automatismo dell’incandidabilità o decadenza dal ruolo, lasciando la facoltà di decidere in merito ai giudici», afferma Di Salvatore. Chi vuole abrogare la legge e vuole che persone condannate per reati non colposi tornino a ricoprire o mantengano cariche politiche deve votare “Sì”, chi vuole mantenere la legge in vigore deve votare “No”.
2) MISURE CAUTELARI
È il secondo quesito, inerente "la limitazione delle misure cautelari: abrogazione dell’ultimo inciso dell’art. 274, comma 1, lettera c del Codice di procedura penale, in materia di misure cautelari e, segnatamente, di esigenze cautelari, nel processo penale".
«Riguarda l'utilizzo della custodia cautelare in carcere», evidenzia Di Salvatore, «in particolare, si propone di abrogare un articolo del codice penale che consente di portare in carcere una persona sotto processo utilizzando la carcerazione preventiva. Con l'abrogazione si vuole evitare il carcere a persone che, poi, si possono rivelare innocenti, in nome di una filosofia garantista».
In particolare, il quesito chiede ai cittadini se vogliono abrogare la norma che include la "reiterazione del reato" tra le motivazioni per cui i giudici possono decidere la custodia cautelare in carcere o ai domiciliari per una persona durante le indagini, anche prima del processo.
Chi risponde Sì vuole eliminare che il "pericolo di commettere di nuovo il reato" sia ancora incluso tra le motivazioni per cui si può disporre la custodia cautelare, lasciando al giudice la possibilità della custodia solo in caso di pericolo di fuga, rischio di inquinamento delle prove e di commettere reati di particolare gravità, con armi o con altri mezzi violenti". Chi vota No vuole mantenere in vigore la legge così com'è attualmente.
3) FUNZIONI DEI MAGISTRATI
Il terzo quesito tratta la "separazione delle funzioni dei magistrati. Abrogazione delle norme in materia di ordinamento giudiziario che consentono il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa nella carriera dei magistrati".
«In buona sostanza», evidenzia Di Salvatore, «propone la separazione tra funzioni inquirenti e giudicanti dei magistrati. Se passerà il referendum, il magistrato dovrà scegliere obbligatoriamente quale funzione esercitare e se intraprendere la carriera da pm o svolgere funzioni giudicanti». Tecnicamente, si richiede all’elettore se vuole abrogare la norma che oggi consente ai magistrati di passare, nel corso della carriera, dal ruolo di giudice a quello di pubblico ministero e viceversa. Carriere che non risultano, ad oggi, separate: pertanto, può accadere che un pubblico ministero decida nel corso del tempo di diventare giudice. Chi vota Sì al referendum sceglie quindi di abrogare la norma, chi vota No è per mantenere il sistema attuale.
4) LAICI NEL CSM
Il quarto quesito riguarda la "partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari. Abrogazione di norme in materia di composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari e delle competenze dei membri laici che ne fanno parte".
«La questione riguarda la composizione laica al Csm», dichiara Di Salvatore, «al momento il sistema non prevede che la parte laica partecipi alla discussione e alle votazioni del Consiglio superiore della magistratura: qualora dovesse passare il sì, si ammetterà al voto anche la componente dei membri laici del Csm. Ai cittadini viene chiesto se vogliono che l’operato del magistrato possa essere valutato dai membri di Consiglio direttivo della Cassazione e anche dai membri laici dei consigli giudiziari, come professori universitari e avvocati».
Al momento ciò non è possibile in base ad una legge del 2006: i membri laici dei Consigli sono esclusi dal dibattito e dalla votazione delle decisioni del Consiglio superiore della magistratura sulla competenza dei magistrati. Chi vota “Sì” vuole abrogare la legge e consentire che i magistrati vengano valutati anche da avvocati e professori universitari, mentre chi vota “No” vuole continuare a escludere la valutazione laica.
5) ELEZIONI CSM
Il quinto quesito è inerente "l'abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura".
«Se un magistrato, oggi, si vuole candidare al Csm deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme», afferma Di Salvatore, «abrogando la norma, tutti i candidati in servizio si possono candidare al Csm, senza alcuna limitazione, il che garantisce una parità di chance rimettendo tutto al voto».
Il quesito sulla riforma del Csm e l’elezione dei membri togati chiede all’elettore se vuole cancellare la norma che impone al magistrato di dover raccogliere le firme per candidarsi al Consiglio superiore della magistratura. Chi vota “Sì” vuole cancellare l’obbligo, chi vota “No” lo vuole mantenere.