L’Europa si riprende 30 milioni all’Abruzzo

Ecco il rapporto del ministero sui finanziamenti non spesi dal 2014 a oggi L’ultima beffa per migliaia di imprese agricole si consumerà a fine anno
PESCARA. La previsione del ministero dell'Agricoltura è infausta.
Il 31 dicembre 2019 l'Abruzzo dovrà restituire all'Europa oltre 29 milioni di euro destinati alle imprese del settore agricolo ma non spesi in tempo. Il verdetto è già scritto sul documento che pubblichiamo nella tabella, di cui il Centro è venuto in possesso.
La grande beffa per le aziende agricole della nostra regione è dietro l’angolo.
TERZULTIMI. I numeri parlano da soli. Su un totale di 479 milioni di spesa pubblica dedicata agli agricoltori abruzzesi, finora sono stati distribuiti meno di 100 milioni nell'arco di cinque anni a partire dal 2014. Che tradotto in termini percentuali fornisce un dato misero dello stato d’avanzamento delle erogazioni. Un dato di poco superiore al 20%.
L'Abruzzo è quasi fanalino di coda in Italia. Si classificano peggio solo Marche e Calabria. Per l'assessorato regionale all'agricoltura la strada, da qui alla fine dell'anno, è in salita.
Emanuele Imprudente deve cercare di invertire la rotta per evitare la debàcle delle aziende agricole. I dati che pubblichiamo illustrano lo stato drammatico delle cose.
DAVVERO POCHI. Dei 479 milioni e 465mila euro di fondi pubblici complessivi, messi a disposizione dall’Europa, dal Governo e dalla Regione, relativi al programma 2014-2020, la quota erogata da Bruxelles, attraverso i cosiddetti Feasr (fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) supera i 230 milioni. Ma secondo il report del ministero, dal primo gennaio 2015 fino al 30 aprile scorso, la Regione è riuscita a spendere solo un quinto della somma. Troppo poco. L’Europa ha alzato il cartellino rosso.
UN TESORO. Restano infatti da distribuire quasi 380 milioni, rimasti inutilizzati. Le aziende agricole che hanno partecipato a decine di bandi sono ancora a bocca asciutta. Volendo fare un paragone è come restare in panne con l'auto lungo una strada che passa su un giacimento di petrolio.
È la contraddizione beffarda in cui si ritrovano migliaia di imprenditori agricoli abruzzesi che aspettano invano di ricevere i fondi pubblici da parte della Regione. Fondi già disponibili da anni. La protesta comincia a montare. Gli imprenditori reagiscono, chi facendo lo sciopero della fame, chi mettendo in mora l’ente.
LO SPETTRO. Arriviamo così al dato più importante rappresentato dalla previsione infausta del ministero sulla somma che l'Abruzzo non farà in tempo a spendere. Una somma pari a 60 milioni complessivi di cui oltre 29 dovranno essere restituiti all'Europa che ce li ha dati. Anche in questo caso, in percentuale, siamo una Cenerentola d’Italia. Al contrario di altre regioni come Calabria, Sardegna, Molise e Veneto che, secondo il Ministero, riusciranno a distribuire l'intera quota annuale messa a loro disposizione. Ma l'effetto negativo per noi sarà doppio perché l'Europa opererà dei tagli alla prossima programmazione finanziaria, 2021-2027, perché l'Abruzzo non è stato in grado di impegnare tutti gli aiuti concessi all’agricoltura. Ed è difficile pensare che ci riesca nel tempo che resta a disposizione perché la Regione dovrebbe distribuire in due anni 380 milioni, invertendo una tendenza che l’ha vista spendere solo 100 milioni in ben 5 anni.
LA SOLUZIONE. Come è possibile uscire da questo vicolo cieco? Che cosa suggerire all'assessore leghista Imprudente per cambiare velocità?
Una soluzione potrebbe essere quella di contrattare con Bruxelles nuove regole dei bandi per l'agricoltura. Regole più snelle che permettano, per esempio, alle imprese di acquistare attrezzatura agricola senza sottostare a lunghe istruttorie e a complessi progetti da presentare al dipartimento regionale dell'Agricoltura.
Creare dei “bandi a sportello”, che in sintesi significa: chi prima arriva e fa domanda ottiene subito i fondi. Ma per snellire le regole bisogna andare a Bruxelles. Tocca all'assessore farlo, e anche subito, insieme al direttore del dipartimento che però dev’essere ancora nominato.
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