L’ex asilo delle suore venduto a 2,7 milioni

29 Giugno 2017

Ceduto a un imprenditore del settore medico l’istituto Staccioli sulla riviera Potrebbe diventare una villa privata. Il vescovo: soldi reinvestiti nella diocesi

PESCARA. Da asilo delle suore a possibile villa privata. Potrebbe essere questa la sorte dell’ex istituto Staccioli, la bella dimora di architettura fascista, in viale della Riviera, all’altezza dello stabilimento Baia Papaia, che per decenni ha accolto i bambini pescaresi affidati alle cure delle suore domenicane, proprietarie dell’immobile fino a qualche anno fa. La Curia, divenuta nel frattempo proprietaria dell’immobile, ha infatti ceduto il prestigioso edificio, che per posizione e cubatura faceva gola a molti tanto da essere stato oggetto di una trattativa anche con un noto costruttore pescarese, per una cifra che si aggira intorno ai due milioni e 700mila euro. Un affare, secondo chi conosce bene l’edificio fronte mare circondato da un giardino di oltre cinquemila metri quadrati, centrato da un imprenditore residente in città. Si tratta di Davide Ciattoni, amministratore delegato della Gada, un gruppo che si occupa della distribuzione di tecnologie medicali per conto di leader mondiali e che, tra le sue sedi, ne ha una pure una nell’area metropolitana pescarese.
E dire che una decina d’anni fa le suore domenicane avevano rifiutato offerte ben più allettanti, di quella con cui la spuntò la Curia, pur di garantire all’edificio in via di dismissione, un futuro che continuasse a essere legato alle attività religiose. Per questo, per circa due milioni di euro, le suore accettarono di venderlo alla Curia decisa a trasformare quell’edificio in un centro pastorale giovanile dove avrebbero potuto trovare ricovero anche i sacerdoti anziani. Un progetto per cui la Curia si accollò un mutuo di circa due milioni e 600mila euro fino a estinguerlo a fronte di sacrifici e rinunce da parte dell’intera diocesi. Per poi decidere, è storia recente, di venderlo.
«Quella casa fu comprata per farne un centro pastorale giovanile», spiega l’arcivescovo Tommaso Valentinetti, «ma non è mai stato concretamente fattibile per i vincoli strutturali dell’edificio stesso, a cui, in pratica, non si può aggiungere un mattone in più di quello che ci stava». Di qui la cessione, a un privato, per una cifra che non arriverebbe ai tre milioni di euro dopo l’affare di circa 4 milioni di euro che qualche anno fa saltò all’ultimo momento con un costruttore cittadino.
«Con il permesso della Santa Sede», precisa lo stesso vescovo, «abbiamo alienato l’edificio. Il ricavato sarà reinvestito in opere diocesane. Un modo per restituire alla diocesi i sacrifici pagati per l’acquisto che fu fatto di quella casa».
In particolare, come spiega l’arcivescovo, gran parte dei quasi tre milioni di euro «saranno devoluti per la ristrutturazione e la riapertura del museo civico diocesano di Penne, chiuso dal 2009, e delle parrocchie danneggiate dal terremoto di quello stesso anno e degli anni successivi. Con particolare riguardo, ancora, per le chiese dell’area vestina particolarmente colpita dagli ultimi eventi. Quanto al futuro dell’ex istituto Staccioli, il Centro ha provato ripetutamente a contattare l’acquirente senza ottenere risposta.
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