L’ex parlamentare sceglie il silenzio

L’avvocato Milo: «Non è girato un solo centesimo a favore degli amministratori»
AVEZZANO. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere sia il sindaco Settimio Santilli, agli arresti domiciliari da lunedì, che il vicesindaco Filippo Piccone, rinchiuso nel carcere di Torre Sinello a Vasto. L’interrogatorio di garanzia si è svolto in videoconferenza e attraverso il suo legale, l’avvocato Antonio Milo, l’ex coordinatore abruzzese del Pdl ha messo a verbale che si dimettere irrevocabilmente dalla carica di consigliere comunale e, di conseguenza, da vicesindaco con delega ai Lavori pubblici. Dimissioni che dovrebbero far venire meno anche le esigenze cautelari. L’avvocato Milo ha già chiesto di attenuare la misura (domiciliari) in quanto Piccone è malato (è stato presentato al gip un certificato medico). Anche il sindaco Santilli si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nessuna dimissione, per ora. Il sindaco è stato sospeso dal prefetto.
«Su mio consiglio, non hanno risposto alle domande», precisa l’avvocato Antonio Milo, «Piccone per evidenti ragioni di salute, mentre all’ingegner Santilli, che pure era pronto, ho consigliato di attendere, di fare una successiva richiesta al gip e al pubblico ministero data la complessità delle carte da esaminare. Nei prossimi giorni chiederemo di essere sentiti dai magistrati che stanno procedendo certi di poter chiarire tutti gli aspetti relativi alle contestazioni provvisorie che ci sono state mosse. Di corruzioni, con somme, non vi è neanche una contestazione, non c’è un centesimo che gira in questa storia: si parla principalmente di turbative d’asta o di turbata libertà nella scelta del contraente. Poi c’è quel profilo specifico che riguarda il mio assistito Piccone che è tutto da chiarire (i presunti favori sessuali, ndr). Non esiste un sistema Celano. Nella fase delle indagini preliminari c’è una evidente sproporzione delle forze in campo: gli inquirenti da un lato che hanno potuto svolgere indagini per anni con tecniche di captazione, dall’altro c’è una difesa che allo stato è minoritaria. Dalla lettura degli atti emerge con chiarezza che non è girato un soldo a favore degli amministratori e questo è un elemento importante. Credo che tutto sia stato fatto al fine di consentire al Comune di Celano di ottenere un risparmio, un utile. E poi si è osservato un criterio di rotazione tra i professionisti».
Anche gli altri indagati che ieri sono comparsi davanti al gip Proia – Franco Felli, Andrea Pandolfi e Jhon Carmine Lastella – si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Oggi sono previsti gli interrogatori di Luigi Aratari, Giampiero Attili, Daniela Di Censo, Claudia Stornelli, Luca Piccirillo, Eugenio Russo e Leonardo Gatti.
Intanto, in riferimento all’inchiesta Re Mida relativa alla realizzazione di un impianto per il trattamento dei rifiuti nel Teramano, l’ex assessore regionale Lanfranco Venturoni, che vi fu coinvolto, tiene a precisare che «è risultato innocente al termine del procedimento». (r.rs.)
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