L’ex procuratore di Milano racconta le facce della giustizia

18 Settembre 2024

Bruti Liberati oggi alla Feltrinelli per presentare il suo libro e dialogare sulla figura scomoda del pm Con lui ci sarà l’ex sindaco Alessandrini: «Magistrati in equilibrio tra accusa e dovere della verità»

PESCARA. Il suo unico obiettivo è «la ricerca della verità», anche se contrasta con la tesi iniziale accusatoria e si traduce in acquisizioni a favore dell’imputato. È il mantra del pm, alla costante ricerca di un equilibrio tra l’accusa e il dovere della verità. Si chiama “Pubblico ministero. Un protagonista controverso della giustizia” il libro scritto da Edmondo Bruti Liberati, ex procuratore di Milano, che oggi alle ore 17.30 sarà presentato alla Feltrinelli. Accanto al magistrato, ci sarà Marco Alessandrini, uno che conosce almeno tre facce della giustizia: quella da avvocato per la sua professione, quella da sindaco (ha guidato Pescara tra il 2014 e il 2019) e quella da figlio di un giudice assassinato negli anni del terrorismo.
«Tra i magistrati», dice Alessandrini, «il pm è quello che ha maggiore visibilità: non solo perché con la toga nell’aula del processo sostiene l’accusa, ma anche per essere colui che interviene per primo sul luogo di un grave delitto e che riferisce alla stampa dei momenti salienti delle indagini, finendo quasi inevitabilmente per essere al centro dell’attenzione e delle eventuali polemiche per quello che fa e per quello che non fa o non riesce a fare».
In Italia i magistrati in servizio sono poco più di 9mila a fronte di un organico previsto di 10.853: i pm sono il 25%, il resto sono magistrati giudicanti. Alessandrini cita Piero Calamandrei che, nel libro “Elogio dei giudici”, tratteggia così la scomoda posizione del pm: “Avvocato senza passione, giudice senza imparzialità: questo è l’assurdo psicologico nel quale il pubblico ministero, se non ha uno squisito senso di equilibrio, rischia ad ogni istante di perdere per l’amor di serenità la generosa combattività del difensore, o per amore di polemica la spassionata oggettività del magistrato”. L’ex sindaco riflette: «Nel nostro ordinamento vige il principio di obbligatorietà dell’azione penale: questo significa che quando il pubblico ministero riceve una notizia di reato sufficientemente circostanziata è obbligato ad aprire un’indagine. Considerando dunque che egli deve così occuparsi delle situazioni più disparate (dalla comunicazione da parte di una forza di polizia dell’arresto in flagranza del responsabile di una rapina alla comunicazione della Consob di manovre sospette da parte di società quotate in borsa; dai delitti di mafia alle baby gang, passando per il femminicidio e il calcioscommesse, e si potrebbe continuare a lungo), più di una domanda sorge spontanea», dice Alessandrini, «come funziona una Procura? Come si gestisce un flusso di atti che nei grandi uffici giudiziari può arrivare a 100mila comunicazioni annue di notizie di reato? Cosa si intende con “populismo penale” o “giustizia ad orologeria”? Che significa in concreto separazione delle carriere? Quale il confine tra protagonismo oggettivo del singolo pm e quello ricercato fino all’esibizionismo narcisistico?». A queste domande, Alessandrini risponderebbe «invocando preliminarmente la categoria della comune (tra i vari attori del processo penale) cultura della giurisdizione, che faccia riferimento al metodo del contraddittorio e al rispetto del ruolo del difensore. Ma Bruti Liberati potrà spiegare meglio il ruolo dell’accusa nel processo, nel contesto mediatico e soprattutto nella storia italiana». L’ex sindaco è certo: «A dispetto del doppio cognome e dell’aspetto serioso, è un abile divulgatore che, ben attento a non rinchiudersi nel labirintico linguaggio giuridico, è in grado di comunicare anche ai non addetti ai lavori la complessità del pianeta giustizia, intrecciando principi alti ed esempi concreti».