L’ha strangolata dopo la lite

Lui si era licenziato: dopo l’ennesima sfuriata, ha preso un cavo e ucciso la convivente
VASTO. Una coppia ordinaria che stava vivendo un momento difficile a causa della crisi finanziaria. E forse è stata proprio la crisi, unita alla mancanza di un lavoro, la causa del raptus che ha spinto domenica sera Joseph Martella, 56 anni, a strangolare Daniela Marchi, 53 anni, la donna con cui conviveva da 4 mesi. «Un omicidio d’impeto»: così lo ha definito il vicequestore Alessandro Di Blasio, dirigente del commissariato di Vasto, fra i primi ad intervenire sul luogo del delitto insieme al servizio di emergenza sanitaria 118, al sostituto procuratore Giancarlo Ciani e al medico legale Pietro Falco. È stato proprio Martella, originario di Strasburgo ma da tanti anni residente a Vasto, a chiamare il 118 dopo aver chiesto aiuto a due vicini di casa. Voleva che qualcuno lo aiutasse a rianimare la donna. Sperava che non fosse morta ma solo svenuta. «Ho strangolato la mia compagna. Non so come ho fatto», ha dichiarato a caldo ai soccorritori Martella. All’arrivo del suo avvocato, Massimiliano Baccalà, non ha detto più una parola. Interrogato dal pm, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
La richiesta di soccorso. Il centralino del 118 ha suonato poco dopo le 22,30 di domenica. Dall’altra parte della cornetta la voce di un uomo che chiedeva aiuto. Joseph Martella ha poi chiamato il 113. «Quando siamo arrivati davanti alla palazzina di via Edoardo De Filippo, in contrada San Tommaso, c’erano due uomini che abitano nello stesso palazzo di Martella che ci hanno portati al secondo piano. Li ha chiamati lui chiedendo aiuto», racconta il dirigente del commissariato. «Quando siamo entrati nell’appartamento, Martella era sul divano. Tremava e continuava a ripetere: “Ho strangolato la mia compagna. Non so come ho fatto. Aiutatemi”», racconta il vicequestore. «Poi cercava di rianimarla e continuava a chiedere aiuto. Ha smesso di farlo all’arrivo del suo avvocato. Giuridicamente quella di Martella non è una confessione. Praticamente, tuttavia, ha ammesso per una serie interminabile di minuti l’omicidio per cui è stato arrestato e condotto nel carcere di contrada Sinello con l’accusa di omicidio volontario», dichiara il vice questore aggiunto.
L’arma del delitto. Daniela Marchi è stata strangolata con un cavo elettrico di colore nero. Sulla gola della donna il medico legale ha trovato i segni inequivocabili dello strangolamento. «Abbiamo trovato il cavo vicino al corpo della vittima. La donna era supina, accanto alla finestra della sala da pranzo. Martella ha spiegato che il cavo lo aveva preso lui dalla spazzatura. L’aveva gettato dopo averlo usato per dei lavoretti», racconta il dirigente del commissariato. «I segni sul collo di Daniela Marchi sono proprio tipici dello strangolamento. Solo dopo l’autopsia in programma domani mattina ( oggi per chi legge, ndc) all’ospedale San Pio potrò essere più preciso», dice il medico legale Pietro Falco, incaricato dell’esame autoptico dalla Procura di Vasto.
Il movente. Gli investigatori hanno subito escluso il movente passionale. La gelosia questa volta non c’entra nulla. «Lo strangolamento pare essere piuttosto la punta di un iceberg», annota il vicequestore Di Blasio. La coppia discuteva. Le liti erano aumentate dopo che a gennaio lui aveva deciso di lasciare il lavoro notturno che svolgeva in un bar di San Salvo. Le discussioni, però, a detta dei vicini non erano mai state violente. Domenica sera sembrava una sera come tante. «La casa era in ordine. La donna aveva anche lavato i piatti usati per la cena. Tutto deve essere successo dopo», spiegano gli investigatori. I due conviventi hanno iniziato a parlare. Il dialogo è sfociato in discussione. Lui ha perso la testa. Un furia omicida si è impadronita di lui fino a fargli stringere il cappio attorno al collo di Daniela. Una rabbia cieca sbollita, però, quasi subito. Non appena lei si è accasciata sul pavimento, lui ha capito di aver fatto qualcosa di grave. Ha cercato di rianimare Daniela Marchi, poi ha chiamato il servizio di emergenza sanitaria 118 ed è salito al piano di sopra a chiedere aiuto a due vicini di casa. All’arrivo della polizia ha cercato ancora di “svegliare” Daniela. Poi, disperato, si è gettato su un divano. Ora è nel carcere di Torre Sinello e continua disperarsi. L’udienza di convalida dell’arresto probabilmente si svolgerà domani.
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