«L’ho sentito litigare con la coinquilina»

14 Gennaio 2017

La testimonianza di un vicino: la lite per l’affitto la sera prima

FRANCAVILLA. C’è ancora sangue per le scale della palazzina di via Monte Sirente 65, a Francavilla.

Sangue che dal pianerottolo al secondo piano dov’è stata uccisa la psicologa di 45 anni Monia Di Domenico per essere andata a reclamare l’affitto di casa, porta dritto all’orrore che l’inquilino omicida Giovanni Iacone ha cercato di celare in fondo al locale delle soffitte.

È nel sottotetto, alla fine di un susseguirsi di porticine metalliche, dietro alla rientranza di un muro, che finisce la scia di morte che dal pomeriggio di mercoledì ha continuato a campeggiare lungo la scalinata della palazzina a quattro piani. Fino a ieri mattina, quando gli addetti della ditta che si occupa della pulizia del condominio hanno avuto l’ingrato compito di cancellare quel sangue. Con spazzole, disinfettanti e stracci hanno iniziato dalla porta dell’appartamento dell’omicidio ancora sotto sequestro, per soffermarsi sul pianerottolo dove abitano altre tre famiglie e salire poi fino al sottotetto dove, in quel pomeriggio di follia, Iacone ha creduto di liberarsi di Monia abbandonandola esanime, come se nulla fosse successo.

Ancora dopo due giorni, mentre Iacone è in carcere e Monia non c’è più, in quell’angolo di sottotetto resta una chiazza di sangue. E un silenzio che dà i brividi.

Sembra disabitata la palazzina che è l’ultima delle tre che compongono il bel condominio quasi al confine con Pescara. Non un rumore, non una persona, se non l’unica che accetta di aprire la porta limitandosi a dire: «Mai visti, mai incrociati, evidentemente avevamo orari diversi».

Ma poi basta uscire dal palazzo per raccogliere le voci di chi Giovanni Iacone non solo lo vedeva ogni tanto a fumare in giardino o al bar a comprare le sigarette, ma l’ha anche sentito urlare. «L’altra sera», dice un vicino chiedendo l’anonimato, «urlava con la coinquilina, si sono attaccati forte e sarà volato pure qualcosa perché si sentiva cadere la roba». E chissà se all’origine di quella lite tra i due coinquilini non ci fosse stata proprio la questione dell’affitto ancora da pagare. Da quanto ricostruito dai carabinieri Monia Di Domenico aveva affittato l’appartamento a una cinquantenne della provincia di Pescara a cui Iacone si era affiancato con l’accordo di dividere le spese.

I due, coetanei, si conoscevano da ragazzi e presumibilmente la scorsa estate si sono rincontrati su Facebook, scoprendosi separati e con un lavoro precario entrambi. Di qui la decisione di prendere un appartamento insieme, e di dividerne i costi per provare a ripartire ognuno sul proprio binario. E di qui, a settembre, l’avvio del rapporto d’affitto annuale con Monia Di Domenico che in quegli stessi mesi estivi aveva deciso di affittare per la prima volta. Escludendo però da subito gli studenti. Si fida della cinquantenne e del coinquilino che all’esterno si presentano come una coppia. Ma dopo il primo mese cominciano le prime inadempienze.

Il fatto è che i soldi diventano subito un problema per Iacone. Perché quando il cuoco 48enne torna in Abruzzo dopo aver lavorato durante l’estate in un albergo del nord è un disoccupato in cerca di lavoro. Che però non arriva. Iacone ha qualche risparmio, ma dura poco. Da parte sua la coinquilina lavora, fa la badante quando capita, ma comunque il denaro per pagare la sua parte d’affitto ce l’ha. E lo dà a Giovanni, incaricato di saldare anche con la sua quota la padrona di casa. Ma lui non paga. È moroso da due mesi quando Monia, dopo gli inviti telefonici, mercoledì si decide ad affrontare la situazione andando personalmente in via Monte Sirente. La coinquilina non c’è, c’è solo Iacone il quale, secondo quanto dichiara ai carabinieri, propone alla padrona di casa solo una mensilità, messa insieme, evidentemente, con le due quote della coinquilina. La stessa che la sera prima deve averlo rimproverato con accuse che hanno innescato la lite della sera prima tra i due, quando il vicino ha sentito Iacone urlare.

Ma Monia non lo sa. Mercoledì pomeriggio si limita a ribadire che ci sono da saldare due mensilità più le bollette, circa 800 euro. E finisce lì, in quel sottotetto gelido ancora sporco di sangue.

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