L’hotel che doveva rilanciare il turismo

Ecco che cosa affermò in tribunale l’ex sindaco De Vico: «Fummo noi a stimolarne la riapertura»
PESCARA. «La riapertura dell’albergo di Farindola è stata la ciliegina sulla torta del lavoro pluriennale dell’amministrazione comunale di Farindola, da me presieduta per tre mandati. Il turismo per noi era l’obiettivo fondamentale. Ci abbiamo lavorato tantissimo».
Così a maggio del 2015 l’ex sindaco di Farindola Antonello De Vico (nella foto) raccontava in un’aula di Tribunale la nascita del resort di Rigopiano. Lo faceva nel corso di una delle udienze del processo per corruzione (da cui è stato assolto come gli altri imputati perché il fatto non sussiste), che il pm Varone imbastì nel 2009. Convinto che ci fossero favori e mazzette ai politici locali dietro la concessione ottenuta dai Del Rosso di un’area verde di circa tremila metri. Un’area utilizzata per impedire il pascolo degli animali nei pressi della spa. Un’area su cui non fu mai costruito nulla.
E prima ancora di ricostruire l’iter dell’occupazione abusiva dell’area durante i lavori di ristrutturazione, e poi della concessione di quell’area a 7mila euro l’anno, De Vico non solo si assume la responsabilità politica della riapertura dell’hotel Rigopiano nel 2008, dopo 11 anni di chiusura. Ma ne spiega anche l’importanza e tutto quello che la politica fece perché questo avvenisse.
«Ero politicamente il più autorevole di quel consesso consiliare. Per dieci anni sindaco, dieci anni di consigliere, assessore in Provincia, ero consigliere comunale, ero capogruppo. Quindi mi assumo tutte le responsabilità politiche della vicenda. La cornice era di un paese votato al turismo, su cui tra camosci, pecorino di Farindola etc, siamo diventati famosi non solo in Abruzzo e in Italia ma oltre. Con la riproduzione di attenzione fatta su Farindola, abbiamo ottenuto sei, sette aperture di nuovi ristoranti e alberghi in quel di Farindola, tutti documentabili, posti letto. Un grande lavoro sul turismo rispetto al quale, nel programma di quella consiliatura c’era l’impegno estremo alla riapertura dell’albergo Rigopiano, perché consideravamo alla luce delle difficoltà indubbiamente incontrate dai proprietari Del Rosso a riaprire un albergo a 1200 metri, lontano... per l’esattezza 60 chilometri da Pescara, 60 da Teramo, 60 dall’Aquila e 70 da Chieti, quindi quasi baricentrico rispetto a tutto l’Abruzzo, assai affascinante per la mancanza assoluta di altro intorno, solo un camping realizzato da noi e un rifugio stupendo, ristrutturato da noi, nel periodo da me amministrato...ci decidemmo a quella terza consiliatura, dopo aver lavorato tantissimo per il turismo, di stimolarne la riapertura, e fu in particolare il dottore Ugo Ciavattella, oggi presidente del Consorzio pecorino, sindaco prima di me, presente in consiglio quanto me, che aveva questa forte intenzione insieme al Giancaterino, sindaco di quella consiliatura, quasi di pretendere la riapertura dell’albergo dai Del Rosso, perché sostanzialmente è stato un albergo nato con l’apporto chiaramente del privato, ma anche con una apertura dell’amministrazione di allora (nel 1968 ndr)che intese mettere in gara d’appalto un alberghetto iniziale dicendo: la gara d’appalto chi la vince la ristruttura, la amplifica, etc, se l’avrà... e i Del Rosso ebbero questo grande merito, all’epoca. Dopodichè è rimasto lungamente chiuso e noi in quella consiliatura mettemmo in programma proprio ogni azione verso i Del Rosso, proprio per stimolarne la riapertura, vista la cornice favorevole turistica che avevamo ricreato». «In un contesto da noi rinnovato ci siamo permessi quasi di pretenderne una progettualità dai Del Rosso. Un progetto coraggioso assolutamente e di un importo notevolissimo».
Quanto alle delibera di concessione dell’area verde che armò poi tutto il processo, De Vico dichiara «La delibera imputata la ritengo legittima, logica, assunta con grande responsabilità. Abbiamo sanzionato i Del Rosso con il pagamento dei tre mesi precedenti. Abbiamo sanato quella che si è rilevata essere una necessaria occupazione abusiva documentata dopo. C’è un recinto reso necessario in quella maniera perché dovevano inaugurare e avevano l’invasione quotidiana del bestiame rispetto alla quale c’era l’esigenza di questa ciliegina. Fu un evento notevolissimo per le aspettative economiche di indotto, ma anche occupazionali di tanta gente, circa 30,40 persone, di ogni colore politico, assunte su a Rigopiano, e quindi rispetto a questa inaugurazione, che i Del Rosso fecero esclusivamente per i farindolesi, con tanto di invito compreso allo Scarfagna (il consigliere che fece l’esposto ndr)». E ancora: «Non ci sono lavori, non ci sono stati abusi edilizi, non ci sono manufatti, non c’è nulla. Se non il miglioramento della stradina di accesso pubblica che i Del Rosso hanno fatto a loro spese. Lassù c’è un arricchimento pubblico di oltre 30mila euro fatto dai Del Rosso che l’hanno sistemato al posto nostro». Lassù, dove oggi non c’è più niente. (s.d.l.)
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